Amabili Resti, Sebold

Scritto da: il 16.03.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Per chi se lo stesse chiedendo, mi sono persa – al cinema – il film L’eleganza del Riccio. Per non ripetere l’esperienza, anche se sul mio comodino c’è una Torre Pendente di libri che fa invidia a Pisa, ho piazzato in pole position Amabili Resti di Alice Sebold (Edizioni E/O), in quanto la fascetta strilla che a breve uscirà la trasposizione cinematografica ad opera di Peter Jackson.

Me lo sono letto d’un fiato, dunque, e, se ci penso, mi salgono ancora le lacrime agli occhi.

La prima cosa che vorrei sottolineare è che ammiro molto autori come Alice Sebold, perché sono in grado di narrare anche il più efferato dei crimini senza eccedere mai nei termini, né nel sentimentalismo: in questo senso Amabili Resti poteva essere un libro molto rischioso. Si tratta infatti di una storia di morte e dolore che, nelle mani sbagliate, avrebbe potuto risultare di una pesantezza insostenibile. Invece è un gioiello.

La storia comincia nel 1973. “Comincia” è forse un termine improprio, in quanto l’inizio vede lo stupro e la morte della protagonista, la quattordicenne Susie Salmon. Quindi possiamo dire che la storia parte con una fine, una fine per di più cruenta e dolorosa. Il corpo di Susie viene fatto a pezzi e gettato in una discarica dall’assassino, un vicino di casa dall’aria insospettabile di nome George Harvey.

Il suo spirito, però, sopravvive in una sorta di mondo soprannaturale che la ragazzina chiama “il Mio Cielo” e da cui può osservare il proseguire della vita sulla terra. Susie sceglie di restare in qualche modo vicina alla sua famiglia e ai suoi amici ed assiste così allo svolgersi della vita nel suo quartiere, dove tutti in qualche modo sono stati coinvolti dalla sua tragedia e cercano come possono di farvi fronte.

La famiglia Salmon, in particolare, è il fulcro del romanzo, in cui sono magistralmente inserite le dinamiche dell’accettazione del dolore, la crisi, il superamento della stessa, ma anche le fratture più profonde che un lutto simile può creare e il sorgere di dubbi e paure mescolati con la voglia di passare oltre e cercare la serenità che è stata strappata.

La gamma dei sentimenti umani è coperta quasi per intero in un intreccio che non perde un colpo; il substrato mistery (riuscirà il coraggioso signor Salmon a trovare le prove per incastrare il maniaco della porta accanto? E Lindsey, la sorella minore di Susie, è in pericolo? Riusciranno i familiari e gli amici a ritrovare il corpo della ragazzina?) porta il lettore a divorare il libro pagina dopo pagina senza mai avvertire un filo di pesantezza. Ciò è dovuto anche alle descrizioni, sempre nitide e convincenti, anche quando si parla della sfera soprannaturale che era forse la più difficoltosa da delineare.

Una nota di plauso va ad Alice Sebold anche nel metodo di tratteggio psicologico dei personaggi: ben pochi scrittori sono in grado come lei di penetrare la psiche nelle sue molteplici sfaccettature e allo stesso tempo rendere la lettura lieve ed appassionata come una carezza. In Amabili Resti c’è un po’ di tutto: spaccato sociale, introspezione, elaborazione del lutto, superamento del dolore e quel tocco di magia che rende l’insieme unico nel suo genere.

Lo consiglio caldamente, anche se lascia un senso di malinconia che vi accompagnerà per qualche giorno; libri come questo non capitano di frequente.

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