Agnes Brownie mamma, O’Carroll

Scritto da: il 06.02.09
Articolo scritto da . Femmina di appena trent'anni, portati per altro divinamente, vive tra topolinia e paperopoli, sognando il paese di Alice. Da bambina si esercitava a leggere con ogni cosa stampata le passasse di fronte, soprattutto i cartelloni pubblicitari e le insegne dei negozi per strada. Oggi è ancora una lettrice accanita, soprattutto di romanzi e fumetti e tutto ciò che vuole fare nella vita è solo questo. Probabilmente un giorno ci riuscirà. Per il momento si accontenta di scrivere ogni tanto su Liblog.

Agnes Browne mamma - Brendan O'CarrollPer lavoro ultimamente mi sono trovata di fronte alla triste consapevolezza di non aver mai letto in vita mia la letteratura irlandese. Certo Joyce è stato protagonista di qualche lezione al ginnasio, ma sinceramente il suo stile narrativo non mi è mai piaciuto abbastanza da leggere nessuna delle sue opera per intero.

Allora mi sono detta: perché non cominciare da qualcosa di meno impegnativo? Così ho scovato Brendan O’Carroll, autore che si è cimentato con successo nella scrittura una trilogia, modellata sul personaggio femminile di Agnes Browne. E Agnes Browne mamma è proprio il titolo del libro che ho letto, nell’edizione Neri Pozza.

I Browne sono una famiglia degli anni ’60, molto unita e variopinta, che vive nei sobborghi di Dublino, in una comunità sottoproletaria cattolica. Agnes è l’angelo del focolare: trentaquattro anni, sette figli e un banco di frutta e verdura al mercato del quartiere Jarro, che condivide con l’inseparabile amica Marion. Il ritrovarsi improvvisamente vedova scatena nella sua vita un turbinio di situazioni esilaranti ma purtroppo anche tragiche.

È una lettura che scivola via leggermente, alla ricerca della battuta ironica e accattivante, seppur talvolta prevedibile. Un po’ scontato infatti è il sorriso che riesce lo stesso ad estorcerci, mettendo in bocca ai protagonisti incolti parole sgrammaticate stravolte dall’ignoranza di chi le formula: mi ricorda ciò che Cervantes è riuscito a fare con un personaggio come Sancho Panza ad esempio.

In realtà è un libro buonista, poiché si prefigge, raggiungendoli, due obiettivi. Da un lato indica (senza approfondirle) situazioni sociali drammatiche quali la malattia terminale, l’indigenza, l’alcolismo, la vita grama dei sobborghi poveri, utilizzando come ho detto uno stile lieve e amabilmente ironico. D’altro canto fa affiorare gli aspetti più gratificanti, quali la solidarietà del gruppo sociale, il fortissimo senso di appartenenza alla famiglia, la profonda amicizia fra due donne.

Insomma ci sono libri che insegnano e libri che divertono, questo (e molto probabilmente gli altri due che concludono la trilogia) fanno parte della seconda categoria. Consigliatissimo a chi vuole farsi due sane risate in compagnia di una dolce ma anche volitiva protagonista.

Infine aggiungo una piccola postilla: la copertina di questa edizione Neri Pozza è senza dubbio una delle più belle, geniali e azzeccate mai viste in vita mia… ed è solo una semplice foto!

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