Abattoir, Delacroix

Scritto da Livia alle 14:40 del 5 Febbraio 2009

Abattoir, Ian DelacroixL’ho già detto, l’horror non è il mio genere; ma ogni tanto fa bene immergersi in qualcosa che non ci è del tutto congeniale, esperire scritture diverse. Abattoir è una di queste scritture, una raccolta di racconti dal sapore nero.

Sono in tutto undici, con atmosfere che spaziano dall’uso moderato dello splatter, con tanto di arti amputati, fino all’inquietudine sofisticata del gioco onirico, un po’ per tutti i palati. Anche le ambientazioni fisiche sono varie, con un ottimo utilizzo dei luoghi italiani, contrariamente all’uso dilagante di nomi e località americanizzati.

Delacroix alterna il racconto di orrori a quello di vere e proprie inquietudini, turbamenti che influenzano i personaggi intrappolandoli parola dopo parola in una trama composta dalle loro stesse paure. Il contesto da cui parte è quasi sempre quello di una quieta normalità, per poi alterarlo addensando sopra ombre e presagi.

Non esiste un vero e proprio filo conduttore se non per la breve eccezione di tre racconti Scatola #1, #2 e #3, che – incredibile a dirsi – hanno come elemento centrale la scatola nelle sue declinazioni: mistero, contenitore, gioco. Il mio preferito è il primo, la scatola intesa come segreto, mistero che prude e sgomenta, ma anche gli altri due hanno una costruzione molto abile, benché in alcuni punti prevedibile.

Impressionante la capacità dell’autore di padroneggiare stili anche molto diversi da quelli occidentali, come nel delicato Silenzio lunare, in cui rende omaggio alla capacità tutta nipponica di fondere innocenza e orrore, inserendoli in contesti di quotidianità.

Notevole anche il dato che lo splatter sia appena accennato: nonostante il motore del racconto Mattatoio sia il macello, la narrazione si concentra più sui risvolti psicologici che sulla crudezza delle scene, che servono solo a fornire un pretesto; peraltro si legge tra le righe una certa satira a stereotipi contemporanei diffusi.

La scrittura è molto ricercata, ridondante e di tanto in tanto ripetitiva, ma nel complesso riflette quella del genere cui appartiene la raccolta. Lo stile volge al barocco, sia per la scelta dei termini sia per l’uso dei suoni e delle figure, pur mantenendosi sempre scorrevole.

Una lettura gradevole per tutti gli amanti dell’horror (e che potete trovare qui).

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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1 Commento to “Abattoir, Delacroix”

  1. Il genere horror e noir è sicuramente uno dei miei preferiti e non posso negare anche tutto l’apprezzamento per XII.
    Gli undici racconti sono ben costruiti e godibili. Le scene e le atmosfere sono varie e, per quanto non si addica al genere, realistiche (nel senso della plausibilità per gli amanti del genere).
    L’unico dubbio che mi rimane è sulla capacità di affrontare un racconto di respiro e complessità superiore dato che ogni tanto la scrittura rallenta un po’.
    Assolutamente da leggere è la trilogia delle scatole che a mio avviso riesce a riassumere tutti gli elementi tipici del genere.

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