A volte ritornano, King

Scritto da: il 06.10.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

I mesi passano, l’uscita del nuovo libro del re del Maine si avvicina (è prevista per il prossimo 9 novembre negli Stati Uniti) ed il mio entusiasmo cresce di pari passo alla mia impazienza, anche se purtroppo “Full Dark, no stars” non sarà un romanzo ma una raccolta di quattro novelle. Mi rammarico perché, pur leggendo Stephen King da ormai vent’anni, la mia fedeltà assomiglia a quella che si porta a un coniuge con cui ci si avvia a festeggiare le nozze d’argento: lo si ama ancora come il primo giorno magari, ma si è pienamente consapevoli dei suoi difetti.

Così , non posso non paragonare certi memorabili racconti usciti all’inizio della sua carriera con quanto scritto al riguardo negli ultimi tempi. E’ inutile, per quanto lo ammiri raccolte come “Al crepuscolo” o “È tutto fatidico” mi sembrano messe insieme raccattando ciò che si è trovato in fondo a qualche cassetto! Sperando di essere sbugiardata alla grande dall’imminente uscita, questa settimana torno quindi al suo passato remoto invitandovi alla lettura di uno dei suoi capolavori: parlo di A volte ritornano, forse la sua migliore raccolta (anche se l’ago della bilancia pende sempre, indeciso, tra questa e “Scheletri”) data alle stampe negli anni settanta.

Un vero cofanetto carico di gioielli preziosi, dove quasi ogni pezzo estratto anche a caso è un vero, perfetto orrore in miniatura. Vogliamo iniziare a parlarne proprio citando il primo di essi, “Jerusalem’s Lot”, come uno dei più belli della raccolta? Un incubo in forma epistolare che fa tanto, volutamente Lovecraft.

Passando per l’agghiacciante “Secondo turno di notte” si arriva agli inquietanti “Il baubau” e “Materia grigia”, che ancora adesso non posso leggere prima di addormentarmi, e non vi sto prendendo in giro. Non male neanche il racconto “Camion”, da cui purtroppo fu tratto il bruttissimo film “Brivido”, una caduta di stile del nostro di cui i fans tendono a dimenticarsi pietosamente (gli vogliamo molto bene, ve l’ho detto).

Dalle macchine ribelli si passa come una tappa obbligata prima di arrivare al bellissimo racconto che dà il titolo alla raccolta, storia di fantasmi tutt’altro che scontata che ha la struttura di un romanzo breve.

Via via leggendo il libro si transita attraverso racconti uno più bello dell’altro: “Quitters Inc.”, l’originale “So di cosa hai bisogno”, fino ad arrivare a uno dei miei preferiti: quel “i figli del grano” da cui fu tratta un’altra trasposizione cinematografica ahimé non memorabile.

In conclusione uno dei libri più belli di King dunque, ricco di piccoli capolavori neri, vere chicche che grondano sangue e paura: da divorare una via l’altra come i cioccolatini in attesa della prossima… “notte scura senza stelle”, augurandoci che ci porti dei racconti altrettanto belli e inquietanti.

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