52 anni dopo a New York: Un giorno questo dolore ti sarà utile, Cameron

Scritto da: il 26.08.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Un giorno questo dolore ti sarà utileLe parole che più mi ricorrevano nella mente leggendo questo romanzo del 2007 – Un giorno questo dolore ti sarà utile (Someday This Pain Will Be Useful To You) – dell’americano Peter Cameron (1959) sono “garbo” e “distacco”. Questo autore ebbe notorietà mondiale grazie al film che nello stesso anno ne trasse James Ivory dal suo romanzo del 2002: Quella sera dorata (The City of Your Final Destrination).

Un giorno questo dolore ti sarà utile è il diario – da fine luglio all’ottobre del 2003 – del diciottenne James Sveck, un giovane turbato, disturbato, silenzioso, colto e solitario a cui il mondo e i rapporti sociali non piacciono, tanto sono il più delle volte volgari e senz’altro superficiali entrambi ma soprattutto i secondi. Finite le superiori e in attesa di andare all’Università (che non vuol frequentare), vive con la madre (reduce all’inizio del libro dal fallimento del suo terzo matrimonio) e con la sorella Gillian che intrattiene una relazione con un professore universitario coniugato. Per guadagnarsi la “paghetta” la madre l’ha “assunto” nella Galleria d’Arte di cui è proprietaria e che è diretta da John Webster.

James sembra tanto atterrito dalla vita che ha avuto anche comportamenti davvero preoccupanti per i genitori,i quali lo mandano da una “brava” strizzzacervelli. Ma la persona cui è più affezionato e che sembra accettarlo e volergli bene per quello che è, è sua nonna con cui si sente a proprio agio e si confida.

Dicevo, le parole che più mi ricorrevano nella mente mentre leggevo questo libro sono state “garbo” e “distacco”: “garbo” perché lo stile non scade mai nella volgarità, nella sciatteria, magari per presunte ragioni di “realismo narrativo”; rimane sempre molto gradevole e, nel contempo, appunto, “distaccato” un distacco molto “British” a causa del quale – chissà se e quanto involontariamente da parte dell’autore – si “formano” bollicine di umorismo che rendono il tutto più piacevole e stemperano la drammaticità della situazione.

E sullo sfondo, bella, moderna, attuale vi è la New York di oggi, non quella standardizzata dei turisti o dei serial polizieschi, quella vissuta dal protagonista che la conosce molto bene: quella dei grattacieli ma, anche, dei vecchi quartieri, delle vecchie vie alberate che vediamo sovente nei film di Woody Allen.

Il richiamo e paragone tra i due protagonisti è inevitabile. Cinquantadue anni prima a gironzolare per questa New York, pieno di boria e fretta di crescere, con l’atteggiamento da “duro” c’era Holden Caulfield di appena un anno inferiore al James Dunfour Sveck di questo romanzo. Due modi di porsi alla vita diametralmente opposti,anche se entrambi cercano il loro “giusto” lasciapassare per entrare senza traumi nel mondo degli adulti ma anche in quello dei loro coetanei. Holden lo fa dando ad intendere che lui è “già” grande, James con un atteggiamento rinunciatario e di fuga che nei momenti per lui più critici, diventa “deviante”. O quasi.

Ambedue figli di buona borghesia newyorchese, ma James ha una madre pluridivorziata. Tutti e due han una sorella, più giovane di lui Holden, più vecchia di lui di due anni, James. Entrambe, benché in maniera diversa, hanno un ruolo decisivo per far capire, senza volerlo, qualcosa della vita ai rispettivi fratelli. Holden è stato buttato fuori per l’ennesima volta da una scuola cui si era iscritto, James Sveck, finitane un tipo, a scuola non ci vuol proprio tornare. James Sveck non si chiede, a differenza di Holden, dove vadano le anatre del laghetto di Central Park quando questo ghiaccia; e si capisce perché: la vicenda di Holden Caulfield ha luogo intorno a Natale, quella di James in piena estate.

Tante diversità con un sicuro punto in comune: quello degli adolescenti che celano il proprio inespresso e confuso bisogno di capire, accettare realisticamente l’esistenza ed essere capiti. E amati. Ne Il giovane Holden questo lo si vede in una casuale conversazione del protagonista con delle suore (se non ricordo male), in Un giorno questo dolore ti sarà utile, lo si vede nei colloqui di James con la nonna.

Comunque, James Sveck non è Holden Caulfield e men che meno, al di là dei richiami e delle somiglianze e dei confronti d’obbligo, Un giorno questo dolore ti sarà utile non è Il giovane Holden. Anche se le problematiche e i comportamenti sono simili, il che dimostra come l’animo umano, alla faccia della modernità, non sia poi granché cambiato, al contrario, tante cose son cambiate, cinquantadue anni dopo a New York!

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