500 temporali, de Caldas Brito

Scritto da: il 12.03.10
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

Non basta una bella storia per fare un bel libro, bisogna saperla raccontare. In 500 temporali Christiana de Caldas Brito non aveva soltanto qualcosa da raccontare che le premeva come un’urgenza, ma soprattutto belle parole – le parole giuste – per farlo.

La storia si annuncia di altalenanti sentimenti già dalle prime pagine, che chiudono un cerchio appena accennato. Il Brasile festeggia i 500 anni da quando venne scoperto e le donne indossano gonne di festa che insegnano al prossimo cos’è la gioia, ma un colpo viene sparato, c’è chi piange e anche il cielo non è da meno.

Il tracciato degli eventi non è mai un solco unico, netto, dove l’acqua può scivolare via, ma è di quelli che è l’acqua stessa a creare in terra quando piove, e c’è un temporale, e si spacca il fango sotto i piedi in forme e ramificazioni originali. Così i personaggi dell’autrice si muovono allo sbando, tra la sopravvivenza e l’aspirazione, raccontando gli angoli, comodi o spigolosi, di uno stesso mondo. Un mondo brasiliano dove la favela ti inghiotte se non impari a tenere alta la faccia e cercare dove respirare aria buona, e dove la classe alta è così alta che non incontra mai il mondo vero, quasi lo scorda e ci si accomoda, come un vecchio in poltrona.

A scandire il tempo non è il ticchettare di orologi, quanto quello della pioggia sui tetti delle case in rovina, come quella dove Jussara – costretta a letto da un incidente in tenera età – guarda la televisione e lì trova un po’ di speranza nell’attesa del miracolo (e “il miracolo lo fai tu!”), un po’ di voglia di dare amore. Amore che nega alla madre, che offre a Pedro, giovane e sciocco e pieno di buona volontà, ma capace, tutto solo, di gestirsi fin da subito?

E se la pioggia ti colpisse in testa troppo forte, se Pioggia diventasse donna, e bellissima, e ti accarezzasse e raccontasse storie? Dovresti allearti con lei e sconfiggere il Gigante, come nelle fantasie che racconta Marlene ai bambini, quelle stesse storie che lei sentiva da Vo’ Anja, una per ogni capello bianco e poi nessuna, proprio quando ormai i capelli erano tutti bianchi, le storie a centinaia ogni sera.

Christiana de Caldas Brito ha una coscienza di quello che scrive tale da mostrarlo di pagina in pagina, di storia in storia, con una tecnica ineccepibile. La bellezza di questo romanzo non è tanto nella sorpresa degli eventi, quanto nella prevedibilità di alcuni e nella capacita della scrittrice di renderli comunque godibili per il lettore.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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