Valentina Melaverde, Nidasio

Scritto da: il 22.03.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Ogni volta che c’è una partita della squadra per cui tifa mio marito, il rituale prevede di andare in casa di amici e seguirla; tra le cose scaramantiche che fanno, la mia preferita è che mi diano bei fumetti da leggere mentre loro guardano energumeni dietro a un pallone. Stavolta è stato il caso di Valentina Melaverde, la raccolta edita da Coniglio editore del fumetto pubblicato dal 1969 in poi sul Corriere dei Piccoli.

Essendo un po’ troppo in là nel tempo rispetto a me non ricordavo affatto questo personaggio, benché credo di averlo incrociato in qualche cassetto dei ricordi familiari; eppure è un’ottimo fumetto, che ritrae alla perfezione una normale famiglia italiana del tempo, e che mi spiace sinceramente non vada oltre il 1976.

In questa normalità fatta di madre, padre, “antipatico” fratello maggiore e sorella minore impicciona, si sviluppano le storie di Valentina, piccoli e grandi problemi quotidiani, ansie comuni ai suoi coetanei (età compresa tra i dodici e i quindici anni, direi), desideri legati alla crescita e voglia di scoprire il mondo. Il fumetto li affronta senza censure, ovviamente adattandoli a un pubblico di piccoli e preadolescenti, in un quadro abbastanza pulito ma nonostante tutto chiaro.

Pervase da una certa morale, non sempre in linea col pensiero del periodo, Valentina identifica un periodo della crescita, con le sue fantasie, la tendenza a idealizzare le famiglie altrui per poi scoprire di amare la propria, la voglia di “essere grandi” – magari agghindandosi con ciglia finte – e le piccole marachelle – come farsi accompagnare in motorino di nascosto. Alcune tavole sono perfettamente attuali, mentre altre fanno sorridere per l’ingenuità – ormai perduta – di quest’adolescente ancora acerba.

L’autrice, Grazia Nidasio, si ritaglia un cammeo col personaggio di zia Dina, la mente creativa della famiglia che è sempre pronta ad accogliere i dubbi della nostra protagonista e darle conforto, spiegazioni, “istruzioni” per la crescita. Nonostante questo piglio educativo non risulta però un fumetto didattico, grazie alla simpatia del tratto sia caratteriale sia disegnato dei protagonisti, allegri e ironici quanto basta.

Forse non è perfettamente adatto a parlare ai preadolescenti di oggi, questo fumetto, ma di sicuro a me ha ricordato tanto la mia crescita: consigliato ai ragazzi di allora e anche a quelli di ora, possibilmente insieme ai loro genitori.

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