Uomo Faber, Milazzo & Calzia

Scritto da tomtraubert alle 08:14 del 18 Marzo 2010

Uomo faberDa qualche settimana è uscito in edicola, allegato a La Repubblica o L’Espresso, un bel volume a fumetti dedicato a Fabrizio De André, intitolato Uomo Faber. Gli autori sono Fabrizio Calzia per i testi e Ivo Milazzo per i disegni.

Se Ivo Milazzo davvero non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, essendo una delle autentiche colonne storiche del fumetto italiano (basti ricordare la serie Ken Parker, su testi di Giancarlo Berardi) e in assoluto uno dei più grandi maestri della “letteratura disegnata”, ammetto che so (molto) meno della storia di Lorenzo Calzia, che però per quanto mi riguarda parte avendo dalla sua come minimo una grande passione per le parole e la musica di Fabrizio De André, e tanto basta almeno per ora.

Poi certo, potrei dilungarmi sul perché la figura di Faber abbia suscitato negli anni questo interesse… di più, questo autentico amore per la sua figura e il suo pensiero, si potrebbe parlare del perché ogni anno si scrivano libri, saggi, storie a fumetti (sì perché questa non è nemmeno la prima) sulla sua storia e sulle sue storie.

Paradossale e un po’ ironico destino per uno che negli anni 60 diceva di non volere che gli si “facessero i fumetti intorno” ma certo allora era un giovane cantautore col terrore del palcoscenico. Un De André più maturo avrebbe capito che era inevitabile, lui che rispondeva alle interviste per iscritto, per paura di essere frainteso o che uscisse fuori qualche belinata.

Qualche belinata che in questo volumetto ci sarà (c’è) senz’altro, trattandosi in fin dei conti di una ricostruzione in forma di fiction della vita di De André, ripercorrendo per sommi capi eventi della sua biografia e della sua produzione discografica.

Persone che diventano personaggi, amici, famigliari, donne… Il rischio grosso per un racconto di questo tipo è ovviamente il diventare didascalici, sforzarsi di introdurre nel racconto quanti più fatti e personaggi possibili dalla variopinta biografia di Fabrizio e fatalmente è un pericolo che viene corso più volte nel corso del racconto, soprattutto all’inizio quando vediamo infatti il cantautore che poco prima di partire per la sua ultima tournée si accomiata dalla famiglia per un viaggio alla ricerca del suo passato, in cerca di luoghi e persone della sua infanzia (la Nina di Ho visto Nina volare) come per tracciare un più o meno cosciente bilancio di un’esistenza.

Non a caso le cose filano meglio quando viene introdotto un elemento onirico, un sogno nel quale De André torna all’infanzia, alla giovinezza e che permette di introdurre certi elementi con forzature meno vistose e una lettura decisamente più gradevole.

Il risultato è insomma un poco altalenante e talvolta dà l’impressione del bignamino a fumetti, il De André illustrato per ragazzi insomma, o qualcosa del genere, e questo è sicuramente il suo limite. D’altro canto la passione è evidente e permea il racconto consentendogli di avere qualche buon momento, grazie anche ai pennelli acquerellati di un Ivo Milazzo che sa essere meraviglioso anche quando è svogliato.

Accompagnarlo ad una Malvasia di Sardegna e al vostro cd preferito mi pare quasi scontato.

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l'autore di questo articolo è tomtraubert. Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova. (Scrivi all'autore).

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