Un mondo anche nostro – Il mondo di Mafalda, Quino

Scritto da: il 29.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @aNobiiMafalda oggi compie 44 anni (o forse 46, vezzo femminile). E non sarebbe nulla di straordinario, se non fosse ancora una bambina; è la piccola di Joaquin Lavado, che abbiamo imparato ad amare come Quino.
Quino non è un semplice vignettista. Non si lascia andare alla facile satira di costume o “ad personam”. Non pone l’accento sui difetti fisici né sulla caricatura grottesca dei soggetti.

Punta tutto sulla semplicità. Sceglie il candore degli occhi di una bambina, la capacità irresistibile di dire il vero anche quando è scomodo. Perché certo non è comodo fare satira, per quanto pulita e raffinata, sotto un regime dittatoriale. Ci vuole forza, coraggio, incoscienza. Ci vuole Mafalda, appunto.

Mi stupisce trovare nel Mondo di Mafalda, raccolta della satira da quarant’anni fa in poi, strisce che potrebbero riferirsi alla situazione italiana attuale; i prezzi degli alimenti, la difficoltà di lavorare, per non parlare della politica e delle istituzioni. Quino dimostra di non essere mai datato, anzi di riuscire a trascendere i confini del suo paese ispirando riflessioni universali sulla modernità, attraverso la dolce e terribile Mafaldita.

Non è un caso se, cercando nell’immenso archivio di Youtube si trovi un impacciato e tenero Quino al Festivaletteratura nel 2004, insieme alla esuberante Lella Costa e Julio Velasco:

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Cortazar dice “Non è importante ciò che io penso di Mafalda. Veramente importante è ciò che Mafalda pensa di me”, ed ha ragione. Lo sguardo di Mafalda è innocente ma già corrucciato, diretto e schietto sulle ipocrisie dei “grandi”, sulle loro illusorie risposte che servono a tacitarsi la coscienza. L’enfant terrible sa ancora sorridere, però, e il suo sedicente pessimismo è minato dalle bellezze e piccole gioie che sa scoprirsi intorno.

Mafalda ci guarda, e il suo è davvero un mondo a parte; un mondo in cui anche i bambini hanno diritto ad essere ascoltati, un mondo che è ancora possibile salvare e riportare all’infanzia. In questa Italia sempre più simile all’Argentina ci si scopre a vivere le stesse crisi, gli stessi problemi quotidiani, le stesse difficoltà e piccole gioie. A sentirsi, in fondo, arrabbiati ma speranzosi come lei.

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