Sharaz-de, Toppi

Scritto da: il 21.05.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Sharaz-de – Sergio ToppiAndando in edicola in questi giorni vi sarà capitato di vedere sugli scaffali, fra un manga e l’altro, un volume a fumetti dallo stile inconsueto, almeno per i canoni estetici del fumetto di oggi s’intende. Bianchi e neri raffinatissimi, tavole a colori dalla composizione impeccabile, segni intarsiati a tratteggiare volti esotici, figure ieratiche, paesaggi favolosi, demoni e animali di sogno.

Sto parlando ovviamente di Sergio Toppi e del suo Sharaz-de, autentica pietra miliare del fumetto d’autore italiano ed europeo, volume che potete fra l’altro, ve lo dico subito, trovare anche in edizioni migliori di quella in questione, magari in una buona libreria o fumetteria, e certo lo meriterebbe, anzi lo merita, ma come sempre mi sembra che l’importante sia che certi gioielli non vadano dimenticati e possano essere riscoperti anche da un fruitore più occasionale, che potrebbe trovare infiniti motivi di fascinazione nell’opera di un maestro come Toppi.

Toppi che in questo Sharaz-de, come il titolo può suggerire, ripercorre la storia delle Mille e una notte, riscrivendola da par suo e illustrandola con tavole sospese fra l’esotico e l’esoterico, composte sempre di pochissimi quadri, e sempre in grado di meravigliare il lettore con una composizione virtuosistica e mai banale.

Spesso vi capiterà (a me capita) di soffermarvi a seguire con lo sguardo le evoluzioni del pennino di Toppi più che a leggere la storia vera e propria, certo è che il segno preciso e ricco dell’autore milanese si addice ottimamente a raccontare una favola così densa di mistero e di fascinazioni mediorientali. E la stessa ricchezza di dettaglio, questo continuo perdersi dello sguardo, se ostacola una lettura “agile” del racconto, probabilmente favorisce una sorta di sospensione temporale che ci cala ancor di più nel regno del magico.

Esotico dicevo, ma anche esoterico, il segno di Toppi. Denso di misteri dietro gli sguardi obliqui della protagonista, dietro la solennità di re e guerrieri, dietro i sogghigni degli esseri satanici. È anche certamente un segno figlio della sua epoca, quella a cavallo fra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, stagione straordinaria per il fumetto italiano, che vantava dei protagonisti irripetibili e di cui lo stesso Toppi (classe 1932) è uno degli ultimi rappresentanti.

Da leggere, da contemplare, più che mai da avere… e sicuramente adatto a un rosso importante, come un Montesco invecchiato bene.

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