Seicento punti neri, Carter

Scritto da: il 10.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Seicento punti neri, CarterGeneralmente i libri pop-up sono esclusivo appannaggio dei bambini. Cosa sono i libri pop-up? Sono quelli in cui all’apertura della pagina sembra saltar fuori tutto un mondo, spesso fatto di principesse e castelli, con la possibilità di muovere alcune parti.

Seicento punti neri non appartiene solo ai bambini. Anche se… confesso che quando l’ho visto aperto sono tornata io stessa un po’ bambina, con gioia veramente infantile ho preso a sfogliare le pagine e ridere (con tanto di familiari allibiti accanto).

Non si parla di acne o problemi alla pelle, bensì di punti in senso astratto, elementi su cui concentrare l’attenzione o pretesti per creare opere immaginifiche ed effimere, tutte di carta, giochi di movimento, intrecci che hanno del sorprendente.

Ad ogni pagina sfogliata si supera un mondo per entrare in un altro, fatto di forme e colori: ispirandosi ora ad astrazioni musicali ora a pagliacci ciondolanti, le costruzioni di Carter hanno tutte le caratteristiche per essere opere d’arte concettuale o astratta.

Gioco nel gioco ogni pagina indica un titolo ed il numero di punti neri utilizzati, sfidando il lettore, in qualche modo, a trovarli tutti, passatempo non immediato come si potrebbe pensare. Nelle nove creazioni ogni tanto ci si confonde, o ci si distrae, ammirati dalla precisione degli intrecci.

Mi sono sempre chiesta come facciano questi artisti a progettare e sviluppare una tridimensionalità a partire dall’oggetto che è bidimensionale per definizione; un po’ come l’arte dell’origami, la capacità far diventare il piano un solido.
Probabilmente in ogni caso quest’ignoranza è un bene, perché mi consente sempre nuovo “stupore fanciullesco” (come direbbe il poeta) e uno sguardo incantato ad ogni architettura.

Un libro in cui il paratesto è esso stesso testo, dedicato ai “bambini fuori” ed ai “bambini dentro”. E consigliato agli uni ed agli altri.

  • Ignazio

    Solo due parole: LO VOGLIO

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