Saint Seiya, Kurumada

Scritto da: il 01.02.11
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

C’è un mondo dentro di noi. Un piccolo universo che brucia, si espande e fa ardere i nostri cuori. Quasi tutti hanno perso l’opportunità di entrarvi in contatto, ma alcuni privilegiati, mediante allenamenti disumani, riescono a tornare come gli dei ci hanno creati e a sentire il Cosmo.

Nel 1986 arrivava in Italia un cartone animato che sembrava creato per l’unico scopo di far vendere alla Giochi Preziosi il maggior numero possibile di pupazzetti in scintillante armatura: I cavalieri dello zodiaco. Quello che nessuno si aspettava, però, era che il doppiaggio (diretto dal mai troppo compianto Enrico Carabelli) lo portasse ad un successo stratosferico. Fatico a parlare di quest’opera in termini meno che entusiastici, perché per quanto un anime possa avere influenza sull’immaginario di una bambina, questo per me ha rappresentato una pietra miliare della mia concezione sul fantastico.

Eppure, osservando il manga, edito per la prima volta in Italia da Granata Press, ci troviamo tra le mani quarantadue volumetti disegnati con tratto mediocre: Masami Kurumada è noto per la staticità a volte imbarazzante dei suoi personaggi. La storia presenta tratti ripetitivi, le tre saghe in cui è divisa prevedono uno schema identico, ovvero: fanciulla in pericolo ed eroi che devono salvarla in un lasso di tempo limitato.

I dialoghi non sono propriamente brillanti, non hanno nemmeno la traccia dell’impronta epica conferita dall’adattamento televisivo. Anche io mi sono chiesta cos’abbia di speciale “Saint Seiya” per tenere me e molti altri della mia generazione ancora incatenati alle sue pagine, dopo più di vent’anni. Sono arrivata alla conclusione che si tratti di un impianto narrativo formidabile.

Il titolo originale vede il nome del protagonista – Seiya – accostato al termine “Saint”, da noi impropriamente tradotto come “cavaliere”. In realtà gli eroi del manga sono i cosiddetti “santi” devoti alla dea Atena, ovvero ragazzi giovanissimi che a rischio della vita sono riusciti a sviluppare la capacità di entrare in contatto col proprio microcosmo e svilupparlo fino a poter combattere attraverso di esso, protetti da armature di metallo stellare.

Ognuno dei personaggi è legato ad una divinità e ad una costellazione e qui entra in gioco il sorprendente mondo della mitologia greca a fare da sfondo ad un universo segreto quanto violento e difficile in cui l’unico barlume di speranza è l’incarnazione della dea Atena che giunge sulla terra ogni 243 anni per condurre la sua eterna lotta contro le forze oscure.
Nella nostra epoca Atena è Saori, una ragazzina di origini europee allevata da un ricco magnate giapponese.

Cinque ragazzi diventano quasi loro malgrado i suoi strenui difensori: Seiya di Pegaso, Shiryu del Dragone, Hyoga del Cigno, Shun di Andromeda e Ikki di Phoenix. Sostenuti da una fede incrollabile, dall’amicizia reciproca e dal potere delle stelle, questi eroi affrontano avversari sempre più potenti per far sì che la dea possa seguire il proprio destino e portare la pace e la giustizia.

La vasta gamma di personaggi (solo i cavalieri di Atena sono 88, a cui vanno a sommarsi i sette generali devoti a Nettuno e i 108 spettri che servono Hades) non rappresenta un limite per l’approfondimento psicologico che è di certo uno dei punti di forza della storia. Ogni cavaliere ha una sua identità ben definita, caratteristiche che lo rendono unico ed inimitabile e per questo, credo, il fumetto ha fatto presa su così tante persone: è quasi impossibile non trovare un personaggio con cui identificarsi in qualche modo.

Aggiungete i valori di amicizia e lealtà sempre cari alla fumettistica giapponese e una quantità strabiliante di armature e magici poteri ed avrete la ricetta giusta per un fumetto capace di tenere incollati i lettori alle proprie pagine per poi farli diventare collezionisti di immagini, modellini, dvd… e chi più ne ha più ne metta.
E pensate che c’è anche qualche pazza che – spinta da un certo cartone animato – ha deciso di studiare giapponese all’università…

  • Axell Raven

    Consiglio caldamente di leggere “I cavalieri dello zodiaco: Episodio G”. I disegni di Megumu Okada sono delle opere d’arte! Stesso dicasi per la trama, lo studio della mitologia greca e i combattimenti (assolutamente non ripetitivi).

  • Elfo

    Davvero ti piace l’episodio G? Secondo me tra le tre serie di adesso è il più brutto, nonostante sulla carta dovesse essere ftonico (chi di noi non ama i cavalieri d’oro?) Devo anche dire che l’ho abbandonato da un po’ con la promesa di recuperarlo, quindi magari è migliorato. Per adesso sto seguendo Lost Canvas. Cmq…il mio personaggio preferito è Aiolos/Sisiphus…chiunque abbia addosso l’armatura di Sagitter a parte il tappo usurpatore (Seiya! :P )

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