Diciamoci la verità: a Dragon Ball non si sfugge. Vuoi per uno zapping forsennato, vuoi per una vera e propria passione, poche sono le persone di mia conoscenza che non sappiano chi è Goku; confesso che ogni tanto è capitato anche a me, aspettando i Simpson, di vedere qualche minuto del cartone animato nipponico. Ma quanti sanno che il tutto deriva da un antico classico cinese?
In casa Lavieri lo sanno bene, come dimostra Monkey Business, fumetto-saga ispirato all’antico Xiyou Ji (1570 circa) che narra le gesta di Sun Wu K’ung, in cui non tarderete a riconoscere il vostro Son Goku. Quello che ho in mano ahimè è solo il primo volume di un’imprecisata serie, spero non infinita come quella televisiva.
Gianluca Maconi compie un doppio lavoro: se è l’adattamento moderno e il rendere accattivante il tratto a costituire un punto di forza per la narrazione, si sente, alle spalle, un grosso sforzo di ricerca sul testo originale, che tenta di rappresentare fedelmente se non nelle parole almeno negli intenti, negli episodi e nello spirito.
Non ho letto l’originale cinese, per cui non so quanto l’operazione sia riuscita; tuttavia ho molto apprezzato il modo in cui il linguaggio, seppur contaminato con espressioni non proprio tipicamente orientali, sia in grado di cogliere e rappresentare i personaggi con la brevità tipica delle battute del fumetto. Come si può leggere nella postfazione dell’autore, infatti, è una scelta dovuta all’esigenza di rendere accessibile un classico della letteratura cinquecentesca.
La storia dello scimmiotto di pietra inizia dalla genesi e dalla descrizione di un mondo ideale in cui i continenti sono ancora in separazione e in cui miti e magie convivono con la realtà quotidiana. Il primo volume racconta dei suoi viaggi per procurarsi saggezza, armi, vestiti e, soprattutto, l’immortalità. Il carattere ingenuo e al contempo farsesco del protagonista però lo porterà a pestare i piedi all’intero mondo naturale e soprannaturale, evento che darà il via alle sue avventure.
Il primo volume si chiude qui, sulla genesi dell’eroe, come è usuale; è una genesi però lontana dall’addestramento militare, basata su concetti religiosi e spirituali, su insegnamenti nascosti tra le parole, quasi incomprensibile per noi occidentali. Questa è la peculiarità che, unita alla naïvité del protagonista, “scimmiotto consapevole del vuoto”, genera l’effetto comico e spiazzante che accompagna la lettura anche dei passi più seri.
Il tratto è pulito e caricaturale, l’autore stesso lo definisce “grottesco ed ingenuo, [stile] che meglio si accosta allo spirito anarchico e giocoso del romanzo”. Notevole è anche l’andamento parallelo dei caratteri e dei disegni: alle parti più formali del testo corrisponde un disegno che si fa più elaborato, alle parti più comiche un disegno scarno e come sottoposto a lenti deformanti. L’organizzazione delle tavole inoltre è semplice e scorrevole, agevolando di fatto la lettura che scivola via piacevolmente. Gustosa anche la scelta dei diversi lettering per i vari personaggi, modo creativo di rendere le differenze di tono e timbro vocale.
Consigliato a chi ama Dragon Ball ma specialmente a chi non lo ama, per avere un punto di vista diverso e più letterario su uno dei quattro romanzi fondamentali cinesi, e magari riconsiderare le proprie posizioni.
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