Perché Pippo sembra uno sballato, Pazienza

Scritto da: il 23.10.08
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Perché Pippo sembra uno sballatoUltimamente in libreria trovate tutto un fiorire di volumi dedicati all’opera di Andrea Pazienza, ristampe, nuovi assemblaggi di vecchio materiale, storie più o meno rare vengono alla luce. Quasi tutto materiale già edito, quasi tutti volumi abbastanza costosi.

È naturale perché Pazienza in vita era una specie di rockstar più che un semplice fumettista… è giusto quindi che in quanto tale ci siano i Best Of e i cofanetti celebrativi. Voglio dire, comprateli, sono certamente meglio dell’80% del resto delle cose che trovate negli scaffali accanto, per cui andate sicuri.

Però dovendo parlare di Paz, anzi volendo parlare di Paz, preferisco parlare di un volume meno recente ma più rappresentativo. Perché Pippo sembra uno sballato è una raccolta di storie e storielle nella quale Andrea dà il meglio di sé oltre che come disegnatore anche come il grandissimo autore di testi che era, capace di invenzioni linguistiche che mescolano l’italiano coi dialetti, coi gerghi più o meno metropolitani, coi suoni puri e semplici.

Troviamo così raccolte le storie acide – e in acido – Prixicel!, Anco Marzio, Agnusdei, la violenza e il sesso di Allegro con fuoco, la mitologica ed improbabile epopea rock di Francesco Stella, oltre ovviamente alla divertentissima – per proseguire il parallelo musicale – title-track nella quale Paz ci svela i retroscena della vita di Pippo e Topolino, come se fossero due vecchi attori hollywoodiani costretti solo dai soldi a continuare a recitare la solita logora parte in cui non credono più.

Ed è proprio Pippo il “diverso” che piuttosto che continuare a recitare in quei “films che rincritineno i bimbi” preferirebbe continuare a farsi le canne sotto l’ombrellone.

C’è tutto il Pazienza più vitale insomma in questo pugno di storie, meno celebrate di uno Zanardi, certamente prive della potenza tragica di un Pompeo, ma deflagranti e irriguardose, indimenticabili, autenticamente rock.

Da leggersi con un fresco bicchiere di Lugana. O anche due.

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