Peppino Impastato – un giullare contro la mafia, Rizzo e Bonaccorso

Scritto da Livia alle 06:50 del 25 Gennaio 2010

Peppino impastato un giullare contro la mafiaNon so se sia l’età, l’essere siciliana, l’aver letto il suo nome ogni giorno sull’aula dell’università per diverso tempo, ma la storia di Peppino Impastato è una di quelle che, pur essendosi conclusa un paio d’anni prima della mia nascita, conosco piuttosto bene. È la storia di un mondo che ancora esiste, fatto da scelte irrazionali per favorire altrui interessi, di persone che tacciono e che si comprano, una storia che piacerebbe poter sradicare.

Non so dirvi quanto mi abbia fatto piacere, quindi, che dei miei amici mi abbiano fatto scoprire il volumetto Peppino Impastato, un giullare contro la mafia scritto da Marco Rizzo e illustrato da Lelio Bonaccorso, edito da Becco Giallo.

Potrebbe apparire la storia di una sconfitta: l’aeroporto contro cui si batteva è lì, pericoloso quanto basta – e se avete mai volato, di notte e magari con un po’ di brutto tempo, atterrando a Palermo, sapete di che parlo – tardivamente intitolato a chi ha sacrificato l’esistenza (sia in vita sia in morte) alla lotta alla mafia. E la sua morte per un certo periodo fu considerata “l’incidente occorso a un terrorista”, nulla più. Tuttavia non è così.

È un racconto che illustra il coraggio, la possibilità di andare contro, consapevoli dei rischi che si corrono: non è pazzia o incoscienza, ma l’eroismo di combattere una battaglia sicuramente persa, ma che non per questo non deve essere combattuta. E Onda pazza tuttora ha dato i suoi frutti, ha fatto parlare e ha lasciato un’eredità a chi ancora oggi vorrebbe cambiare la terra in cui vive.

Il libro si compone di più parti: una breve introduzione, il fumetto vero e proprio, cronologia dei fatti e interviste a chi ha condiviso con Impastato ideali, paure, libertà. La parte illustrata, il cuore del libro, non segue l’ordine dei fatti, che attraverso il lunghissimo processo sono stati resi ampiamente pubblici, ma un ordine più emotivo, in cui l’infanzia è un intermezzo che mostra lati del carattere già in germe presenti.

Inizia e finisce allo stesso modo, con la vittoria, anche questa tardiva, della giustizia, con la riabilitazione della sua persona, non un terrorista ma un eroe, e attraverso la delicatezza espressiva dei disegni di Bonaccorso e l’accurato lavoro documentale di Rizzo emerge un uomo che ignora le sue paure per fare ciò che ritiene più giusto e tentare di portare il concetto di legalità dove vige un moderno vassallaggio.

Vi consiglio una lettura integrale, anche delle interviste e di tutti gli approfondimenti, utili a capire il contesto, e del glossario, utile a capire il testo; scoprirete lati che le cronache non possono illuminare, ma che un tratto e poche parole possono evidenziare in una sola tavola.

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l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).

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