Miss Galassia, Benni e Gutierrez

Scritto da: il 01.12.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

miss galassiaÈ andata all’incirca così: io giravo tra gli stand in cerca di libri e facce nuove, quando mi trovo in coda per qualcosa – o qualcuno. Entrambi. Insomma, d’angolo c’era Orecchio Acerbo, e nell’angolo dello stand d’angolo c’era Stefano Benni, e nell’angolo di stand accanto a dov’era appoggiato Stefano Benni, c’era Miss Galassia. E allora ho fatto la fila come alle poste, ma più contenta, e ho comprato Miss Galassia. Un libro, mi dicono, per bambini dall’età di otto anni.

Forse è un mio problema, ma il rapporto che ho con i libri detti “per bambini” è morboso. Forse sono scema, o forse una bambina. Oppure sento che alle volte, certe cose, vadano dette in maniera semplice, perché possano essere davvero recepite da chiunque. Grandi e piccini, ma soprattutto grandi.

La copertina rigida, in nero opaco, già promette bene. Il titolo è al mezzo, in un carattere originale che, come tutte le illustrazioni, esce come un coniglio dal cappello dalla mente di Luci Gutiérrez .

Il connubio tra le parole di Stefano Benni e l’operato di questa giovane artista spagnola è esatto, nel senso più proprio del termine. Nessuno ruba e nessuno e entrambi danno qualcosa al lettore. Non c’è lotta tra l’immagine e la parola, e se i colori si vivacizzano in maniera quasi fastidiosa, le parole subito ci costruiscono un castello sopra e tutto si bilancia. Ogni pagina del libro è, quindi, soddisfacente.

Tutto si svolge e stravolge nel paese di Vanesium, che dal centro della Via Lattea gestisce la bellezza interstellare. È lì che la gente più che in ogni altro luogo è ossessionata dalla bellezza, ed è lì che doverosamente si svolge il concorso per l’elezione di Miss Galassia. Così la storia ci racconta dei sei concorrenti al titolo, che si mostrano ai loro giudici cosmici in tutta la loro forza, o la loro rarità, o la loro abbondanza. Imagia però strega tutti, ancora una volta.

“Se mi dici l’animale che preferisci, te lo disegno”. “La tartaruga”. “Bene. Anche a me piacciono le tartarughe, e mi riescono anche parecchio bene”.
È vero, infatti. A Benni le tartarughe riescono bene, così me ne ha lasciata una sulla pagina semi bianca che precede l’ingresso a Vanesium.

A me le tartarughe piacciono soprattutto quando sono rugose, come quelle della Storia infinita o come quella che mi ha disegnato Benni. Sono belle e rugose, non come i personaggi di questa storia, che se solo provano a lasciarsi andare smettendo di frequentare i centri estetici, le palestre e le cliniche rischiano di perdere il passo del gregge ed essere accusati di nonneria. E se non c’è voglia di riprendersi da questo lasciarsi vivere, se non ci si riesce, l’unica soluzione è il nonnocomio, o il nonno carcere. Per non disturbare gli altri con la propria imperfezione.

A Vanesium, invecchiare ti rende diverso e non va bene. E questo, tristemente, mi ricorda altri paesi. Ma forse è invidia.

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