Marco Buratti, l’Alligatore – Dimmi che non vuoi morire, Carlotto e Igort

Scritto da: il 11.07.08
Articolo scritto da . Ventisette anni portati male. Editor, editore, rockstar (fallita), sceneggiatore di fumetti, professore d'Italiano e autore di racconti, ecco alcune delle mie tante vite. Attualmente suono con i Gammazita e dedico gran parte del tempo che ho a disposizione alle mie passioni: i libri, le chitarre e la mia ragazza (rigorosamente in quest’ordine). Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all’estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra.

Copertina @MondadoriIn Dimmi che non vuoi morire Marco Buratti, alias l’Alligatore, abbandona la monodimensionalità del romanzo per approdare, grazie ad Igort, alla bidimensionalità propria della graphic novel. L’ex bluesman ed ex carcerato nato dalla penna di Massimo Carlotto, gestore di un locale dove ovviamente si suona blues e investigatore senza licenza, è qui alle prese con la scomparsa di una donna, Joanna, sosia-cantante di Patty Pravo e con le imprevedibile conseguenze che seguiranno il suo ritrovamento.

La storia ambientata tra la Sardegna, Parigi e il Nordest, rielabora alcuni elementi classici dell’hard boiled, e si muove tra gli spazi bui dell’alta e ricca borghesia italiana. Ad affiancare Buratti, protagonista già di cinque romanzi, sono gli amici/soci di sempre: Beniamo Rossini, contrabbandiere e rapinatore vecchia scuola e Max la Memoria, ex membro di un gruppo della sinistra rivoluzionaria.

La narrazione è molto piacevole da seguire, e gioca sempre sul filo della suspense. Collaborano attivamente alla creazione dello stato di sospensione, le tavole di Igort, che qui riprende lo stile messo a punto per il suo 5 è il numero perfetto, altra graphic novel dal sapore noir. La bicromia utilizzata da Igor Tuveri (vero nome di Igort), riesce a restituire al meglio le atmosfere cupe e intrise di calvados e blues della storia.

Graficamente Marco Buratti, Joanna, Rossini, Max e tutti gli altri personaggi sono davvero ben caratterizzati, meglio di quanto potrebbe fare qualunque trasposizione cinematografica, e paradossalmente le tavole che Igort ha realizzato per questo fumetto rendono giustizia alla sua arte meglio di quanto non facciano altri lavori realizzati in proprio, in cui il disegnatore si era fatto carico anche della sceneggiatura.

Non ho ancora avuto modo di leggere i romanzi di Carlotto, ma credo che Dimmi che non vuoi morire sia un buon viatico per la conoscenza dei suoi lavori che, a breve, finiranno sul mio comodino.

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