Durante le partite di calcio di una certa squadra che mio marito segue, esploro le librerie e divago, specie se siamo a casa di amici. E dato che di recente proprio quella squadra ha giocato, ho avuto tutto il tempo e l’agio di leggere Le regole del gioco (The name of the game) di Eisner, un’ottima scoperta e un libro pressoché introvabile attualmente.
Eisner non è un nome qualsiasi per quel che riguarda le graphic novel e il fumetto in generale. Ha attraversato e segnato settant’anni di storia del fumetto, presente alla nascita dei più importanti personaggi ma anche editori del settore e ispirando le generazioni successive. E a qualcuno sicuramente il lettering del nome sembrerà familiare, com’è successo a me.
Anche in questa graphic novel l’autore riprende temi ebraici, a lui particolarmente cari, che diventano in questo caso una vera e propria saga familiare, quella degli Arnheim e del loro nucleo parentale. Gli Arnheim sono ebrei americani, seguiti per circa un secolo nelle loro vicende economiche e personali, nella loro dicotomia netta tra il privato e le apparenze, attraverso eventi storici essenziali. Grande assente la guerra mondiale, trattata come un accadimento lontano e con ripercussioni non immediate, ma questo riflette ancor di più la realtà dell’ambientazione.
La prospettiva è quella made in USA della scalata sociale ed economica, lo sguardo quindi un po’ cinico sui potentati e sui metodi del loro accrescimento, sulle unioni d’interesse e non d’amore. È una storia amara, ricca di solitudini, incomprensioni, egoismi e gabbie sociali, in cui l’ipocrisia è il vero tema centrale, l’apparire sempre felici a scapito dell’esserlo; storia amara ancor di più per il fallimento di qualunque tentativo di spezzare questo ciclo di infelicità.
Eisner si beffa anche del lieto fine, dal principio, utilizzando il canone tipico della favola per creare invece un’anti-fiaba, in cui la conclusione “e vissero felici e contenti” c’è ma non è concreta né desiderabile. Tutto concorre a creare l’idea di opposizione tra emerso e sommerso: il tratto fatto di luminosità e ombre, l’architettura delle tavole, il movimento delle scene, l’azione stessa.
Non sussistono dubbi: è l’opera di un maestro. Da leggere come un lungo affresco.
Eisner è un grande e questo lavoro in effetti mi manca.