Japanese Prints, Fahr-Becker

Scritto da: il 22.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Japanese Prints - Gabriele Fahr-BeckerTra le case editrici che si occupano di libri fotografici la Taschen ha di certo un posto di rilievo, e la serie prodotta per il 25 anniversario, riedizioni a prezzi accessibili, è un buon modo per avere bei libri a prezzi contenuti. In questa serie è stato ripubblicato anche Japanese Prints, la cui prima versione risale al 1994.

Come il titolo suggerisce è una raccolta di stampe nipponiche, appartenenti a varie epoche, corredata da saggi, sia di autori giapponesi sia di inglesi, che spiegano i temi, i motivi, le figure presenti nell’arte pittorica giapponese.

Distante da noi e dai nostri usi figurativi come poche altre, la cultura giapponese ha prodotto migliaia di opere d’arte pressoché incomprensibili per l’occidente, immagini stilizzate e cromaticamente irreali, posture simboliche, paesaggi mai visti.

Il volume è suddiviso in tre sezioni, la prima dedicata all’Ukiyo-e, pictures of the floating world, nelle sue varianti monocromatiche o coloratissime, la seconda ai temi della pittura, con interessanti parallelismi tra i giapponesi e Vincent Van Gogh, Gustav Klimt ed Henri de Toulouse-Lautrec, e la terza a una sequenza di stampe e al loro commento.

La selezione delle immagini permette di scoprire altri artisti oltre il noto Hokusai, e, di quest’ultimo, altre opere che non siano La grande onda. I testi sono di grande interesse e dettagli, pur se di difficile lettura: alla difficoltà di leggere in inglese si aggiunge la difficoltà intrinseca di afferrare concetti culturalmente agli antipodi.

Fortunatamente i saggi sono corredati da un buon glossario (sì, anche quello in inglese), che spiega con pochi tratti i termini evidenziati in corsivo nei testi; inoltre il curatore inserisce un’appendice con cenni biografici degli artisti citati o rappresentati nel libro.

La stampa è molto accurata, così come è buona la qualità della carta; come nel precedente volume di questa serie non si tratta di un livello eccelso, sicuramente per l’esigenza di mantenere un prezzo  basso, adatto al grande pubblico (circa otto euro per un libro illustrato di duecento pagine).

Un volume per appassionati, denso e inaspettatamente chiaro.

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