Grand Central Terminal, Szilard e GiPi

Scritto da: il 04.06.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Grand central Terminal – Leo Szilard e GiPiUn libro illustrato, un’anteprima in uscita tra pochissimi giorni, un racconto unico da un autore inaspettato. Questo e molto altro è Grand Central Terminal, scritto da Leo Szilard e interpretato magnificamente da GiPi. Szilard non sarà noto come Einstein ma è uno scienziato dal “multiforme ignegno”, tanto da essere stato eminente fisico e altrettanto esperto biologo, nonché uno scrittore niente affatto male.

E qui occorre una breve premessa: Szilard, fra i padri dell’atomica, si oppose con forza all’uso della stessa contro il Giappone, ma la Storia ci dice chiaramente che non fu ascoltato, né lui né i molti altri della sua stessa opinione. Da questa sua sconfitta prende avvio invece la sua carriera come scrittore e, più direttamente, questo racconto.

La storia si regge su due se: cosa pensereste della terra se, come studiosi, veniste a visitarla e se, inoltre, fosse totalmente deserta e lievemente radioattiva? Quali congetture vi verrebbero in mente sulla vita degli abitanti, verso quali teorie vi spingereste? I nostri eroi, alieni, come avrete capito, sono alle prese proprio con questi quesiti.

Atterrati in una New York post conflitto atomico, interrogheranno luoghi, simboli e oggetti per cercare di comporre un quadro scientifico che possa spiegare la totale assenza di forme di vita, di qualunque ordine e specie. Dalle monete ai quadri, tutto entrerà a far parte del loro studio.

La scrittura è elementare, pulita, e si lascia andare di tanto in tanto per farci sorridere, ma sempre con quel retrogusto amaro dato dalla rappresentazione degli aspetti più grotteschi dell’umanità. Colpisce perché non è necessaria una grande sospensione dell’incredulità: gli eventi che l’autore descrive, sebbene fantascientifici, entrano nel campo di quelli probabili, oltre che possibili.

Le illustrazioni che accompagnano il testo hanno un che di amaro anch’esse e al contempo onirico, sia nella scelta delle forme sia in quella del colore: è come un’altra traduzione, stavolta da scrittura a immagine. Non avrei saputo pensare un accostamento parola-immagine più perfetto e armonico.

Da leggere agli adulti, questa favola al contrario.

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