Chi sarebbe il primitivo? – Quando Dio abitava a Ife

Scritto da: il 03.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @SkiraDi arte europea e americana si parla spesso, fin troppo: dalla classicità alle avanguardie ci siamo sempre arrogati un primato sia tecnico sia concettuale senza mai riconoscere un posto alle altre forme d’arte diffuse nel mondo, etichettandole sovente come “primitive”.

C’è una abissale distanza tra il percorso di evoluzione occidentale dell’arte e quello nipponico o africano, ma di rado i nostri critici hanno avuto la preoccupazione di comprendere  le implicazioni di certe forme figurative piuttosto che di altre.

Questo prezioso volume fotografico non è solo il catalogo di una mostra toscana ma anche un breve saggio che spiega in maniera semplice la cronologia dei ritrovamenti, il processo di datazione, e il valore artistico dei manufatti nigeriani che sono giunti fino a noi.

Le epoche sono varie e tutte piuttosto ricche di produzione artistica, benché il materiale ligneo sia andato irrimediabilmente perduto. Restano a testimoniare la grande perizia tecnica e formale i numerosi bronzi diffusi in tutta l’area che ora prende il nome di Nigeria e che fu Ife, Nok, Owo, per citare qualche nome.

Il volume non è esente da una certa logica eurocentrica, che si fonda sulla dicotomia tra società “civilizzata” e primitiva. Ma almeno rende atto agli artisti africani delle loro grandi conoscenze tecniche: la tecnica della fusione a cera persa infatti compare contemporaneamente in Grecia ed in Sudafrica, portando però a sviluppi completamente differenti.

Appaiono legittime quindi alcune domande: se una cultura sviluppa una tecnica artistica tanto avanzata non è coerente pensare che sia una precisa volontà stilistica la rappresentazione di determinate forme? Qual è allora il concetto che quelle forme rappresentano?

Ovviamente non possiedo le risposte, ma attraverso le immagini e i testi di questo catalogo sto cercando di crearmi una mia personale teoria, che cerchi di dare contezza delle varietà di espressioni che il cervello umano ha saputo creare. Ritengo che sia il migliore obiettivo che un libro, di qualsiasi genere, possa perseguire: favorire il fermento delle idee.

Altro punto nettamente a favore è costituito dalle fotografie di Herbert List, con il loro contrasto di nero e luce e la focalizzazione sui particolari; permettono in questo modo di percepire la tridimensionalità degli oggetti, dando un senso quasi tattile della loro asperità o levigatezza, superando i limiti del supporto.

Nelle nostre città ormai invase dai prodotti finto-etnici made in china è utile riscoprire, anche attraverso l’archeologia, capolavori che colpiscano la nostra intelligenza portando ad interrogarci sulle funzioni dell’Arte.

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