Astarte, Pazienza

Scritto da: il 13.12.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Il liblogger appassionato di Paz qui non sono io, ma per una volta mi sono lasciata incuriosire da un titolo che ha fatto leva sulla mia passione cinofila e su quella per la storia antica. È così che ho comprato Astarte, l’incompiuta di Andrea Pazienza edita ora per Fandango Libri.

È la storia onirica di un cane speciale, il cane da guerra di Annibale, dalla nascita fino alla prima battaglia; nel progetto originale doveva arrivare fino alla disfatta di Zama e alla morte di Astarte stesso, ma fu un’altra morte a interrompere i disegni, quella di Andrea Pazienza.

Non è un compito facile rendere viva una storia di circa duemila anni fa, lontana da noi e tramandata scolasticamente; del resto la Seconda Guerra punica non è uno dei momenti più affascinanti della storia antica (almeno per me). Ma con l’escamotage del cane, e della prospettiva “altra” rispetto a quella classica e storica cui siamo abituati, Paz illumina attraverso il molosso nero la vita dell’esercito cartaginese e l’indole del suo condottiero.

È un misto di affetto e durezza, di vizi principeschi e selezione spietata che avvolge Astarte fin dalla sua nascita: scelto, insieme a suo fratello Baal, per essere il mastino da guerra personale di Annibale, addestrato a combattere sin da cucciolo, e a uccidere nel modo più rapido possibile. La sua crescita coincide col viaggio di Annibale, coi suoi elefanti entrati ormai nell’immaginario collettivo, con gli accampamenti, le marce e le battaglie.

Le tavole sono state scorporate in modo da dare rilievo a ogni singolo dettaglio, e l’edizione, in un formato non troppo canonico, è molto ben curata. Il tratto è quello distintivo di Andrea Pazienza, che passa dal grottesco al drammatico in una stessa immagine, ancor più quando deve rendere il contrasto tra la giovinezza del cane e la sua efferatezza. La prefazione di Saviano è un po’ debole, ma in compenso a fine volume sono raccolte pregevoli traduzioni da Storie di Polibio, Storia di Roma di Tito Livio e Vite Parallele di Plutarco.

Per appassionati: di storia, di cani, di Paz.

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