Tendenze cartacee

Scritto da: il 12.08.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Anche la produzione del libro si fa attraversare da correnti, tendenze per così dire, condivise. Molti editori, forse perché appartenenti a poderose strutture imprenditoriali, holding vere e proprie, modificano in sincrono le loro preferenze stilistiche riguardo il para-testo librario.

Ho notato con piacere che le tendenze della filiera del libro si spostano verso l’accuratezza nei dettagli, visto forse il costo crescente del prodotto editoriale (costo medio ormai dai 10 ai 20 euro, che rappresentano nella nostra ex-moneta 20mila e 40mila lire, mica poco).

Toccando ad occhi chiusi le copertine ormai si incontrano satinature perfette, elementi a rilievo con colori plastificati, ribattuti dall’interno per creare l’effetto di sopraelevazione. Mi ha molto colpita la copertina di un libro letto di recente, della casa editrice laNuovaFrontiera, che presentava dei fori: una lavorazione che prevede la fustellatura, operazione aggiuntiva e non inclusa nel lavoro ordinario.

Mi ha colpita in positivo e non so perché: mi ha dato il senso di cura ed attenzione al particolare, mi ha ispirata. Al contrario un po’ mi infastidisce aver perso il rigoroso bianco delle edizioni Einaudi Tascabili, quella sensazione di purezza e perfezione che mi sapeva trasmettere, quell’identificazione. Le immagini a tutto campo che hanno inserito mi ispirano solo confusione.

Altra attenzione importante comincia ad essere quella per la carta. Io ho le mie preferenze, anche se non posso citare le marche. Ma noto che molti adesso utilizzano carta leggera e voluminosa che aumenta il dorso a parità di pagine, ed inizia finalmente a diffondersi, con mio sommo piacere, l’uso di carta riciclata.

Ancora è un po’ poco, preferirei che si diffondesse l’uso di carta ricavata da alghe, perfetta (ne ho un campionario e non si nota nessuna differenza) e che non ha mai leso nessun albero. Sinceramente sarei disposta ad aggiungere quell’euro in più di spesa che comporta.

  • Stefano

    Anche a me piace la carta riciclata. In sé non per ragioni ambientali. Anni fa (purtroppo ora non si trova più) per la stampante utilizzavo rismalga: aveva un bellissimo effetto giallo vecchia carta quasi pergamena. Poi ho utilizzato quella grigietta riciclata e mi piaceva e adesso non si trova neanche più quella. I grandi cartolai mi dicono che tanto quella economica non riciclata costa quanto quella riciclata. E, così, son costretto a prendere quella normale bianca.

  • Stefano

    Anche a me piace la carta riciclata. In sé non per ragioni ambientali. Anni fa (purtroppo ora non si trova più) per la stampante utilizzavo rismalga: aveva un bellissimo effetto giallo vecchia carta quasi pergamena. Poi ho utilizzato quella grigietta riciclata e mi piaceva e adesso non si trova neanche più quella. I grandi cartolai mi dicono che tanto quella economica non riciclata costa quanto quella riciclata. E, così, son costretto a prendere quella normale bianca.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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