“Ogni scarrafone…”

Scritto da: il 02.04.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Ogni scarrafone… è bello a mamma sua, si sa. E ogni scrittore ha qualche creatura riuscita non proprio benissimo, o meno degli altri, via. Il problema è quando si tratta di quegli scrittori che abbiamo nel cuore, ché ognuno ha i suoi, quegli autori cui vogliamo bene, che aspettiamo impazienti a ogni uscita in libreria. Ma tutti, o quasi tutti, almeno una volta, ci hanno tradito… o semplicemente sono stati un gradino o due sotto le nostre aspettative. O semplicemente, hanno sbagliato un libro. O un disco, o un film. E noi li amiamo lo stesso.

Quindi oggi ho pensato di proporvi i miei scarrafoni, i miei freaks, tutti da alcuni dei miei autori più amati. Magari qualcuno avrà da ridire (anzi, speriamo) o a qualcuno verrà voglia di mettere un po’ alla berlina i suoi.

Stefano Benni – Bar Sport.

Sempre citato fra i libri più famosi di Benni, sicuramente fra i suoi bestseller di sempre. Ed è pure divertente. Eppure. Eppure nonostante la mitica Luisona e tutto il resto di questo microcosmo italico ormai d’antan, non riesco ad amarlo come Elianto, come Comici spaventati guerrieri, come Il bar sotto il mare. Forse perché certo, è un Benni immaturo, gli manca quella vena di corrosiva tristezza. Fa ridere però. Con una Bonarda leggera.

William Goldman – Fratelli

Nientemeno che il seguito del Maratoneta e ahimè, ultimo romanzo pubblicato da Goldman. Qui il fuoco si sposta su Scylla, il killer spietato, il fratello creduto morto nel libro precedente e che qui rocambolescamente scopriamo essere sopravvissuto. Peccato che il collegamento con l’illustre prequel sia blando, che il racconto sia tutto volutamente sopra le righe ma a volte troppo e che in definitiva appaia come più una prova di grandissimo e divertito mestiere che altro. Peccato soprattutto che sia l’ultimo. Perché nonostante tutto si fa divorare. Con un Petit Verdot.

Manuel Vazquez Montalbàn – Il premio

Troppo cerebrale per essere amato davvero. Pepe Carvalho alle prese con un premio letterario, col mondo della finanza liberista che lo sponsorizza, col delitto di un magnate. Fra decadenza, corruzione, tradimenti, Montalbàn ci descrive con disincanto ma poca passione la Madrid degli affari negli anni 90. Troppo autocompiaciuto e ricercato, è il Carvalho che amo meno. Si legge con pazienza e un Greco di Tufo.

Stephen King – L’acchiappasogni

Buone intuizioni e maldestre esecuzioni. Ma King dopo Le creature del buio dovrebbe sapere che gli scenari fantascientifici non fanno per lui. Fra creature aliene annidate negli intestini, e un orrore alieno che si insinua nelle menti, King propone un racconto su amicizia e memoria, scegliendo di ambientarlo ancora una volta a Derry, location che già vide le stesse tematiche trattate assai meglio e con ben maggiore ispirazione nel monumentale It. Da leggere quando avete già finito tutti gli altri di King. Con un Syrah a fare da contraltare all’ambientazione innevata.

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