Leggere o non leggere? – Livadiotti, L’altra casta

Scritto da: il 01.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @RCS

Quest’oggi non parlerò di un libro che ho letto. E non perché io non legga abbastanza, ma perché la pila più alta di volumi sta dal lato di quelli che vorrei leggere, sensazione che penso (e spero) proverò fino alla fine dei miei giorni.

Mi sono tenuta fuori, finora, dalla bagarre dei libri inchiesta, che tanto vanno di moda in quest’ultimo anno. Ad essere sincera è perché non credo fino a tal segno nel potere della lettura. La lettura è immedesimazione, magari indignazione, ma infine, fatalmente, distacco. Chiudere il libro ha il senso di chiudervi dentro e lasciarvi il mondo che si è incontrato, per poi, chissà, rievocarlo sfogliando nuovamente le pagine. Vero è che esistono libri in grado di segnare indelebilmente una persona, ma difficilmente, per me, si tratta di inchieste, fatti e cifre.

Credo anche, però, che si debba sempre cercare di conoscere il mondo intorno a noi per quel che è, senza illusioni o false speranze, ché più grossa poi è la delusione. E in questo senso la mia coscienza civile, sempre lei, mi spinge a chiedermi se non abbia un suo senso (il senso del dovere) affrontare queste letture. Allora ho cominciato a cercare pareri altrui per darmi un orientamento.

Quasi tutti l’hanno gradito, trovandolo addirittura agghiacciante in alcuni casi; ma… c’è un ma: rimproverano, come spesso accade in questo “genere” di scrittura, l’illegibilità e il formalismo con cui è strutturato il libro, fatto di dati e resoconti.

Poi ci sono i contraltari, chi dice che è troppo generalista, che “spara nel mucchio”, che fa leva sull’indignazione degli italiani per profitto.

E in tutto questo ancora non so se leggerlo o meno, se sia ben fatto, se sia importante. Qualcuno doveva pur dirle apertamente le “cose” nascoste agli italiani, ma sono io il qualcuno che dovrebbe leggerle?

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