L’avvento dell’ebook e l’autopubblicazione

Scritto da: il 25.01.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Seguendo un’interessante quanto tediosa discussione su FF ho trovato un intervento di Bgeorg che riassume esattamente quello che io penso.

scrivo lungo, ma almeno una volta sola. abbiamo capito che l’editor serve, è un passo avanti. ma a cosa? l’editor serve in primo luogo a far presente al 99% di chi pensa di poter scrivere che c’è differenza di principio tra la letteratura e l’inanellare micropensierini e quadretti autobiografici e microraccontini tanto supponenti nelle intenzioni quanto pedanti e imbarazzanti negli esiti oltreche scritti in italiano improvvisato, le robe che però piacciono ai blogger democratici, a quanto pare (per non parlare dei maxiraccontoni ugualmente improbabili).

E a investire sul restante 1%, nel quale non c’è per forza grande letteratura, ma ci sono prodotti dignitosi, che stanno in piedi – secondo criteri piuttosto universali – per pubblici diversi, magari anche di poche pretese (rassicuro palmasco: se si legge poco non è perché le case editrici sono suicide e non pubblicano questi geni dei blogger che scrivono la letteratura di domani, quella di mezza cartella, o perché sono espressione di apparati; non servono le primarie. si legge poco perché l’analfabetismo di ritorno in italia è sopra al 50% e nemmeno gli scrittori italiani sono poi tutti questi gran geni che valga molto la pena di leggere. non che nel cinema se la passino meglio. direi che è l’italia il problema).

“Investire” sull’1% significa che è l’editore che paga lo scrittore, cioè rischia del suo e quindi è spinto a fare del suo meglio, anche a costo di scontrarsi con la volontà dello scrittore. guidato da cosa? da una parte dal filtro del mercato e dei lettori, e dall’altra da quello dei “lettori di professione” – addetti ai lavori e critici letterari: il sapere condiviso di una comunità in un determinato momento. perché nemmeno un genio può far tutto da solo, figuriamoci gli altri: solo grazie a questi due filtri viventi, non astratti ma incarnati in dinamiche storiche reali – e certo non in base a tecnicalismi di cui l’editor sarebbe portatore – un materiale grezzo ma con potenzialità può assumere una sua dignità. In una situazione in cui il filtro non c’è più, invece, il 100% di cui sopra può pubblicare, tipo adesso con Lulu ma più fighetto, sul chindol. niente di male, youtube è piena di gente che filma i figli che ruttano, a scopo si spera privato o familiare. un youwrite pieno di poesiole ispirate dal tramonto o dalla bottiglia non farà male, in fondo non sarà peggio di splinder. Poi se sei molto social finisce che ti vendi anche le tue 1000 copie e vai giulivo. meglio degli psicofarmaci. Certo uno bravo cercherà la compagnia di altri bravi quindi di sicuro non inizierà da lì, ma da dove sempre si inizia: riviste letterarie, circoli, contatti diretti con professionisti ecc. Eh, ma se ti paghi l’editor è fatta! Lui sa il fatto suo e ti guida!

Quando si dice parlare prima di riflettere. L’editor non puoi pagarlo tu, cazzo, se no lui ti fa passare anche la peggio merda correggendoti la sintassi. L’editor non è il corrispettivo del correttore ortografico applicato ai generi letterari, non è un fatto tecnico, è il filtro culturale detto sopra, è una società che elabora i canali professionali interni per produrre il proprio rispecchiamento, al miglior livello possibile date le premesse. L’editor che paghi tu non ti dirà mai di buttare nel cesso la tua sudata opera ché forse non sei tagliato, come chiunque ti vuole bene dovrebbe fare almeno per evitarti il ridicolo. È come i dipendenti che giocano a golf col capo e guarda caso quello vince sempre. Li paga!

Ergo, l’editor che paghi tu, come l’editore che paghi tu, ti ruba i soldi, per principio. Dirò di più: il grande autore affermato che bypassa l’editore e si rivolge direttamente al pubblico firma la sua condanna (magari non di mercato ma di sicuro letteraria). perché, di nuovo, non esiste il singolo Grande Autore, esiste una comunità professionale che si confronta e si rispecchia; l’autore che pretende di non avere filtri tra sé e il pubblico, di rivolgersi direttamente ai lettori senza mediatori, diventerà schiavo del pubblico e molto rapidamente inizierà a produrre merda di successo, per poi ridursi a produrremerda e basta. così la vedo attualmente (magari domani si cambia idea, chissà).

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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