La cura dei libri

Scritto da: il 01.06.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Questa non è una recensione, lo si avrà già capito dal titolo sprovvisto di indicazioni bibliografiche, un titolo che è in sé un’anfibologia (le parole che indicano appartenenza son sempre in agguato per crearla); non si sa, infatti, se della cura i libri siano il soggetto o l’oggetto. È il primo caso, quando cioè, i libri curano.

Queste considerazioni nascono da un  articolo del 20 Maggio in cui si parla di un congresso tenutosi in quei giorni a Perugia dedicato appunto alla biblioterapia [immagine di Tom Murphy II]. Di terapie varie avevo già avuto sentore: fitoterapia, cromoterapia, pet therapy ma di biblioterapia è la prima volta che ne sento parlare. Eh sì che a contatto coi libri ci sto da… sempre.

Ebbene, riporta l’ANSA che gli studiosi han sostenuto che la lettura non è soltanto una piacevole attività per lo spirito e la mente ma può essere indicata per vari disturbi emotivi e, perfino, anche nella cura di tumori.

La cosa sembra incredibile ma, a pensarci bene, neanche poi tanto: un libro – romanzo, raccolta di poesie o racconti o saggio che sia – è, fin dal suo concepimento, un atto di comunicazione quand’anche l’autore lo voglia tener chiuso nel cassetto; e della comunicazione, in senso lato, può aver – anzi ne ha sicuramente – bisogno il paziente. La vicenda in cui vien coinvolto, poi, suscita inevitabilmente in delle emozioni, le quali, però non gli provocano possibili ansiose crisi sul da farsi, non lo costringono ad agire: la storia che sta leggendo, per quanto realistica, è fittizia, non accade nel reale, nel suo reale che rimane protetto. È un po’ come certi videogiochi che possono aiutare a dar sfogo a un’aggressività più o meno latente senza causare conflitti morali.

Si può discutere anche su qual tipo di libro sia più o meno “terapeutico” se, appunto, libri di poesia o narrativa, oppure manuali di auto-aiuto. Si può osservare, per questi ultimi, può dipendere da caso a caso, se la cura ai propri mali è un generico fai-da-te o è qualcosa di “ordinato” dal medico; dipende poi anche dalle preferenze del singolo. Che sia l’uno o l’altro tipo, è un dettaglio, importante quanto si vuole ma pur sempre un dettaglio.

Ciò che rimane indiscutibilmente di un libro è l’intenzione, l’atto posto in essere da una persona per parlare all’intimo di un’altra, ed è questa la funzione più terapeutica che, a mio modesto parere, un libro, uno scritto può avere. Che, poi, psicologi e psicoterapeuti della lettura ne facciano una tecnica curativa che ha dimostrato la propria reale efficacia, ciò a noi lettori “forti” non può che far piacere.

Chi volesse saperne di più sull’argomento, faccia una breve ricerca con Google col termine “biblioterapia”, troverà cose interessanti.

Commenti non consentiti

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple