Premetto di essere consapevole di stare per affrontare un discorso assai più ampio di quanto una pagina di blog possa permettere e che il mio non vuole essere un atto d’accusa nei confronti di nessuno.
Come ex studentessa di lingua e letteratura giapponese, mi sono trovata spesso a cercare libri di autori del Sol Levante e non solo per doveri scolastici. Finché mi sono limitata ai testi richiesti dall’Università non ho avuto problemi, naturalmente: i grandi classici sono ampiamente studiati e tradotti da professori esperti, il cui lavoro è inappuntabile.
La scelta ha iniziato a restringersi quando, dopo la laurea, avrei voluto leggere qualche autore giapponese che non si chiamasse Yoshimoto Banana o Murakami Haruki. A dirla tutta, mi sono trovata nel buio. Eppure, mi sono detta, importiamo ogni giorno centinaia di titoli inglesi ed americani con traduzioni più o meno buone, ma quasi sempre sopra la media. Possibile che i traduttori dal giapponese siano così pochi? Eppure, che io sappia, le lauree in lingue e letterature orientali sono in aumento, per lo meno dai tempi in cui io mi sono iscritta.
Non è possibile che quasi tutti i laureati disertino la carriera di traduttore, soprattutto considerando che questo mestiere è al primo posto nella top ten dei lavori ideali, tra coloro che intraprendono un percorso di studi linguistici. Cosa può allora circoscrivere la possibilità di tradurre la lingua giapponese ad un numero così limitato di eletti?
Come “persona informata dei fatti” posso dire che la lingua giapponese presenta grosse difficoltà anche per chi ne affronta lo studio con dedizione e passione; tuttavia la difficoltà non è un ostacolo insormontabile, se non fosse che – in generale – l’università italiana non conferisce una preparazione sufficiente. Nei quattro anni accademici sono troppi gli esami che non sono inerenti con la materia studiata.
Personalmente, mi sono trovata ad affrontare filologia germanica, o storia delle religioni, mentre avrei tanto voluto dedicare quelle ore all’approfondimento della lingua parlata, che mi è tanto mancato. (È risaputo che un traduttore deve conoscere la lingua viva e non può fossilizzarsi su regolette di grammatica imparate per lo più a memoria). Non mi si fraintenda: anche se avessimo dedicato tutto il tempo allo studio della lingua, forse, non avremmo avuto la padronanza necessaria ad una buona traduzione letteraria, ma di certo avremmo avuto basi più solide.
Oltre alle mancanze del sistema universitario, mi sono domandata se le case editrici non investano in traduttori specializzati anche per via della scarsità della richiesta di mercato. Eppure, della già misera quantità di testi di letteratura moderna giapponese, se ne contano molti tradotti dalla lingua inglese. Questa trafila è un vero spreco di ingegno e, soprattutto, rischia di far perdere di vista molte sfumature, dato che si tratta di tre lingue che hanno poco o niente in comune. Sono anche certa che i costi di un traduttore specializzato in giapponese siano superiori a quelli richiesti da un inglesista, tuttavia non mi sembra possibile né corretto ridurre il tutto ad una mera questione di denaro.
C’è inoltre un’osservazione che vorrei fare e che forse verrà tacciata di essere una sterile polemica, ma, per il poco che ho visto, mi è sembrato che ci fosse un certo ostracismo da parte degli accademici stessi, nei riguardi di coloro che arrischiano una traduzione personale e osano proporla ad una casa editrice. Certo, essere stroncati al primo tentativo da un esperto può essere segno di incompetenza e minare la fiducia in se stessi, ma per quanto ne so anche la traduzione è un mestiere che si impara. E, come la scrittura, si impara continuando a provare.
Ecco, l’impressione che si ha dall’esterno è che la fascia dei traduttori professionisti sia molto ristretta e badi a restarlo. Questo significherà certo un’altissima qualità delle traduzioni accademiche, ma implicherà anche una scarsità di testi tradotti e, soprattutto, mancate possibilità per molti ragazzi di imparare e continuare a lavorare con una lingua difficilissima ma affascinante come poche altre al mondo e soprattutto dotata di una letteratura viva e fiorente.