C’era una volta la metro – Subway, i Juke-box letterari

Scritto da: il 13.06.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

C’era una volta la metropolitana, nonluogo antonomastico. Riprendendo la definizione di Marc Augé i nonluoghi, a differenza dei luoghi antropologici, sono spazi non identitari, relazionali o storici. Per questo appartengono ai nonluoghi sia le strutture atte alla circolazione accelerata di persone e oggetti (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i centri commerciali, i campi profughi.

Spazi in cui milioni di individui, e quindi individualità, si incrociano senza instaurare alcuna relazione, e in questo risultano come naturali prodotti della società della surmodernità. Più volte sono stata in metropolitana; a Tokyo, a Milano, a Palermo. Unico tratto in comune, lo straniamento.

Alcune amministrazioni, più sensibili di altre, stanno tentando di ridefinire il senso del luogo, con piccole e grandi iniziative volte a ridisegnare l’uso dei nonluoghi. Il percorso è in salita, ma la buona volontà non manca. Così prendono avvio iniziative come Subway – I Juke box letterari, attiva da sette anni, che sviluppano punti di fruizione di cultura nella sotterranea.

Logo @Subway letteraturaIl concetto è davvero semplice: libretti con racconti brevi, a volte brevissimi, con un numero indicativo di fermate in cui si riesce a leggerli. Un libro, un racconto, qualche fermata. Spazio a nuove penne, e quest’anno anche a nuovi pennelli, ed un concorso con giuria, che è stata presieduta quest’anno da Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino, per scegliere gli scritti migliori, 13 in tutto. I racconti sono disponibili anche online, e sono distribuiti in punti di snodo a Milano, Mantova, Napoli, Roma, Venezia e Palermo.

Ognuno può trovare qualcosa di suo gusto: non c’è un’unità di genere, e gli autori, tutti under-35, attingono ai più diversi stili di scrittura. Condivido questa iniziativa, che cerca di promuovere giovani talenti e contemporaneamente di caratterizzare un (non)luogo in cui, nel bene o nel male, milioni di persone spendono una parte della loro giornata. Aguzzate la vista, sotterranei, e andate al Juke-box più vicino!

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