Amabili resti, Jackson

Scritto da: il 16.03.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Comincio col sottolineare che non sono tra coloro che vivono sul luogo comune “il libro è sempre meglio del film”. Ci sono casi in cui, secondo me, le pellicole sono di tutto rispetto e qualche volta anche più divertenti dei romanzi da cui sono tratte (un esempio per tutti: Il diavolo veste Prada). Quando ho saputo che Amabili Resti sarebbe stato trasposto per il cinema da Peter Jackson, di cui ho amato tantissimo la trilogia su Tolkien (ve l’ho detto che non sono una “purista”!), non stavo più nella pelle all’idea. Forse, però, è stato uno di quei casi in cui l’aspettativa era troppa.

Laddove il romanzo è un’intensa riflessione sulle sfaccettature del dolore, qui abbiamo una sorta di pubblicità del Mulino Bianco lunga più di due ore, in cui la protagonista saltella in una specie di radura sconfinata dove ogni tanto appare un gazebo sicuramente riciclato dal set della “Compagnia dell’Anello”. Critici ben più navigati di me hanno voluto vedere in questo la tematica della “Terra di Mezzo” tanto cara al regista e fin qui ci può stare; peccato, però, che a questo mondo alternativo sia dedicato troppo spazio, togliendo spessore alle vicende dei vivi attorno ai quali la storia originale era incentrata.

Questo spostamento del focus è il difetto principale della pellicola: nel libro Susie resta imprigionata in una specie di limbo tra la terra e il cielo, da cui può vedere ciò che accade a coloro che sono rimasti. Sono la sua famiglia ed i suoi amici, nonché il suo assassino, che con le loro vicende portano avanti l’intreccio. Nel film questa percezione non si ha ed infatti la psicologia dei personaggi resta appena abbozzata, nonostante gli attori mettano tutta la loro buona volontà. Il cast, devo dire, sarebbe stato all’altezza se avesse avuto una direzione meno confusionaria da seguire.

Saoirse Ronan, esordiente, è una credibile Susie Salmon, ma la parte del leone la fa Stanley Tucci – finora sempre visto in ruoli di contorno più che positivi – che è davvero inquietante nei panni del maniaco George Harvey (lo ammetto: un paio di sere dopo me lo sono sognato).

Purtroppo, cast volenteroso e fotografia brillante non bastano a salvare l’opera nel suo intero: i buchi lasciati nella sceneggiatura sono troppi e troppo profondi; per esempio una delle scene che avrebbe dovuto essere più toccante, cioè quando Susie trova il modo di incarnarsi per poche ore nel corpo dell’amica sensitiva e dare il sospirato bacio al ragazzo dei suoi sogni, diventa comica involontaria: il film non spiega né il rapporto tra questi due adolescenti (nel libro si incontrano cercando tracce di Susie e diventano amici per superare il trauma), né perché il giovanotto non si stupisca dell’ingresso di un fantasma nel corpo della sua migliore amica (quando invece nel libro è ben descritto come i due ragazzi passassero il tempo interessandosi di occultismo). Lo spettatore ignaro è costretto a bersi situazioni di questo tipo, ma qualcosa non si incastra nel modo giusto ed è impossibile non accorgersene.

In conclusione, penso che Amabili Resti sia un’occasione sprecata; benché io sia un’amante del fantasy, in questo caso avrei preferito che Peter Jackson avesse messo un po’ da parte il suo gusto per l’irreale e si fosse concesso di approfondire l’introspezione. Mi aspetterei un’interpretazione del genere da qualcuno che non ha capito il libro, non da un regista reduce da undici Oscar.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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