Speciale salone del libro di Torino – 2

Scritto da: il 17.05.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Oggi ho incontrato alcuni dei collaboratori di Liblog in fiera; per essere più precisi Elfo, che realmente somiglia al suo nick, e Tom Traubert, enigmatico come la sua foto. Insieme abbiamo girato alla scoperta di editori meno noti, anche perché gli stand più grandi erano assaltati da grande folla.

Il Salone è sicuramente un grande evento, pieno di appuntamenti, personaggi famosi e stand da visitare, ma di giorno in giorno mi lascia sempre più perplessa, specie per il mio dualismo, da un lato lettore e dall’altro editore.

Se, come editore, trovo che questo appuntamento sia uno strumento formidabile per tastare il terreno, stringere amicizie e prendere contatti con altri appartenenti al Magico Mondo dell’Editoria, come lettore mi sto trovando spesso un po’ delusa.

Alla fine infatti, tolta la presenza di alcuni grandi autori che, da soli, catturano gran parte dell’interesse del pubblico, la logica che regge gli stand, soprattutto dei grandi, è meramente commerciale. Non dico che si debba star lì a chiacchierare con il singolo utente, ma mi piacerebbe si sfuggisse per un attimo alla logica della cassa, per privilegiare il piano umano: Adelphi, Mondadori, Mauri Spagnol, RCS e tutti i grandi in generale non hanno bisogno della fiera per vendere, quindi potrebbero anche concentrarsi di più sul loro pubblico.

Ma forse è una beata utopia. In realtà, come al solito, per necessità o virtù, sono sempre i piccoli e medi ad essere più disponibili, a fare il passo verso il lettore. Presumo però che sia un po’ un cane che si morde la coda: i piccoli e medi hanno necessità di instaurare un rapporto di fiducia con i loro lettori, di farli partecipi del loro progetto, mentre i grandi, proprio per il loro volume, vivono una dimensione spersonalizzante.

Dai miei incontri interessanti di oggi, comunque, vi anticipo che presto parleremo qui di Simplicissimus Bookfarm e della mia conversazione di oggi con Antonio Tombolini, di Daniele Pinna e dell’agenzia Kalama, per capire un po’ quale sia il ruolo dell’agente nell’editoria italiana, e di Round Robin, un’altra ottima (giovane e simpatica per di più) casa editrice.

Di sicuro avrò di che riflettere per molto, molto tempo.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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