Incontro con Aharon Shabtai a Catania

Scritto da: il 09.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

copertina @095Inoltro la segnalazione di un evento interessante che si terrà prossimamente nella città dell’elefante:

ARCI Catania e SOUTH MEDIA
in collaborazione con
Università di Catania
Facoltà di Lingue e Letterature straniere
presentano
Incontro con Aharon Shabtai

Lunedì 12 maggio 2008, alle ore 18,30, a Catania, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Aula di via Santa Maddalena 38/40, si terrà un incontro con uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua ebraica, Aharon Shabtai.

Intellettuale colto, irregolare, scandaloso, oppositore delle politiche israeliane nei territori palestinesi, Shabtai sarà in Sicilia ospite dell’ARCI e dell’officina culturale South Media, in occasione dell’uscita in Italia del suo primo libro italiano, “Politica”, tradotto dall’ebraico da Davide Mano con testi dello stesso Mano, di Egi Volterrani e Alfredo Tradardi e pubblicato dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia.

Molte sue poesie politiche sono state pubblicate nel supplemento letterario settimanale del quotidiano israeliano Ha’aretz e hanno provocato lettere di sdegno all’editore e minacce di cancellare abbonamenti.

La responsabilità principale di un poeta, secondo Shabtai, è – almeno a livello letterario – freschezza, attenzione e sorpresa. E quando le cose precipitano, lo scrittore responsabile non può non applicare questi valori al meno piacevole e forse il più scivoloso dei soggetti letterari – la politica e gli affari pubblici.

“Nei tempi oscuri è possibile ancora cantare?” si domandava Bertolt Brecht. “Sì,” si rispondeva “bisognerà cantare dei tempi oscuri”.

Il suo libro “J’Accuse”, ha vinto il premio del PEN American Center. Rifacendosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, Shabtai accusa il suo paese di crimini contro l’umanità rifiutando di abbandonare la sua fede nei valori morali della società israeliana e di tacere di fronte agli atti di barbarie e di brutalità.

La raccolta di Aharon Shabtai, “Politica” (la prima in Italia) è stata pubblicata dalla Multimedia Edizioni / Casa della poesia, il 1º maggio 2008, in collaborazione con ISM-Italia (International Solidarity Movement) e raccoglie poesie scelte che abbracciano un arco di tempo che va dal 1997 fino al 2008.

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In tempi bui, quando uno stato costringe il suo popolo alla sottomissione, può essere il momento del poeta che non sarà messo a tacere. Le poesie coraggiose di Shabtai perforano la torbida oscurità israeliana come un raggio laser. Scrive in ebraico, ma parla a nome degli oppressi di tutto il mondo.
(Tariq Ali)

Non c’è nessuno come Shabtai, un erudito classicista, che scrive poesie piene di franchezza voltaica e rabbia politica. Questi versi di un patriota tradito dal suo stesso governo sono al tempo stesso attuali e senza tempo. Scritti per i giornali, essi saranno ricordati anche quando i loro referenti saranno da tempo dimenticati. Ma noi siamo abbandonati al presente, e questo è l’unico libro di poesia che dovrebbe essere letto ora.
(Eliot Weinberg)

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