Bloggers Unite For Human Rights

Scritto da: il 15.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

BlogCatalog, insieme ad Amnesty international, promuove per oggi una campagna per i diritti umani. Potrebbe sembrare cosa vana, distante nel tempo. Invece è distante solo nello spazio (e nemmeno tutte le volte), perché, spesso solo a pochi chilometri da noi, i diritti umani vengono violati, calpestati, negati.

I blog possono essere un grande strumento di condivisione, e questo è un buon modo di dimostrarlo. L’abolizione della tortura, della censura e dell’assassino dei giornalisti indipendenti, della violenza delle milizie, sono e devono essere obiettivi universali e possibili.

Si parla tanto di era della globalizzazione, di libertà e di informazione, di accesso. Eppure tutto questo moltiplicarsi delle fonti sembra nascondere, appiattire, omogeneizzare i contenuti, occultando ciò che è necessario non vedere. In fondo cosa sappiamo del Tibet, del Darfur, delle migliaia di violazioni dei diritti basilari dell’uomo?

C’è una censura attiva ed una passiva. Quella attiva la conosciamo bene tutti; è la più esplicita e quella che si denuncia e combatte più facilmente. Quella passiva invece è subdola: la esercitiamo tutti i giorni noi stessi, dal basso, rimuovendo le informazioni che non vogliamo ricordare, cancellando la memoria di eventi che ci dimostrano il nostro essere inermi e inerti.

Copertina @MondadoriScrittori, poeti, fumettisti; molti hanno dato le loro testimonianze, spesso troppo costose, e non possiamo più ignorarle. Non è troppo lontano, anche nel moderno occidente, l’assassinio di Anna Politkovskaja. Colpevole di mostrare una realtà sommersa di ingiustizie, torture e uccisioni. Colpevole di aver parlato. Di aver pubblicato Proibito parlare.

Proviamo a non essere censorii di noi stessi:
leggiamo, commentiamo, parliamo di ciò di cui è “Proibito parlare”.

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