Se questo è un uomo, Levi

Scritto da maxvicius alle 05:44 del 14 Novembre 2008

se questo è un uomo, primo levi, olocaustoTradizionalmente i miei post sono soliti avere un titolo divertente, ironico o quantomeno introduttivo al testo di cui mi accingo a parlare. L’obiettivo del titolo è ovviamente catturare l’attenzione del lettore, soprattuto se di lettore occasionale si tratta, e convincerlo a trascorrere cinque minuti del suo tempo in compagnia delle mie riflessioni.

Il libro della settimana però non avrà il suo bel titoletto introduttivo, perché il libro della settimana è Se questo è un uomo e, in tutta franchezza, non credo sia possibile ironizzare al riguardo né ritengo siano necessarie delle parole introduttive.

La Shoah è stata la più grande tragedia che l’uomo abbia mai vissuto, una tragedia di cui è responsabile la follia di altri uomini. Uso il termine follia per cercare di descrivere qualcosa di indefinibile, ma che non è di certo follia e sarebbe riduttivo considerarla tale.

Se questo è un uomo non è un romanzo, è una lucida testimonianza e un documento «per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano». Pacato è l’aggettivo che più si addice all’opera di Levi. Levi non usa le parole per far vibrare le corde del sentimento, bensì quelle della ragione.

Dal racconto di Levi è possibile comprendere appieno la funzione dei Lager: non semplici campi di sterminio, ma veri e propri meccanismi atti alla demolizione di ogni forma di umanità presente nei suoi prigionieri. Ogni aspetto nell’organizzazione di Auschwitz e degli altri campi era stato studiato con gelido raziocinio per riuscire a demolire i meccanismi di resistenza insiti in ogni uomo, per far sì che le persone cessassero di essere tali.

Primo Levi ricostruisce la vita nei Lager con precisione e attenzione per i particolari, spiegandone il funzionamento e le leggi interne, scritte o sottintese che fossero. Due degli aspetti che maggiormente colpiscono chi legge sono la descrizione del mercato nero interno ai campi e il capitolo intitolato I sommersi e i salvati, ma a restare impresso nella memoria, almeno nella mia, è Il canto di Ulisse, nel quale la Divina Commedia appare quasi come un messaggio di speranza, un riappropriarsi della propria umanità perduta.

Non sono in grado di formulare un chiusa adeguata per questo post e ritengo che le parole più idonee a farlo siano quelle dello stessi Levi, per cui con queste vi lascio:

…nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori e oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

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l'autore di questo articolo è maxvicius. Ventisette anni portati male. Editor, editore, rockstar (fallita), sceneggiatore di fumetti, professore d'Italiano e autore di racconti, ecco alcune delle mie tante vite. Attualmente suono con i Gammazita e dedico gran parte del tempo che ho a disposizione alle mie passioni: i libri, le chitarre e la mia ragazza (rigorosamente in quest’ordine). Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all’estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra. (Scrivi all'autore).

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7 Commenti to “Se questo è un uomo, Levi”

  1. etnagigante il 14 Novembre 2008 alle 14:16 ha scritto:

    Credo dovrebbe essere reso “obbligatorio” come libro da leggere al liceo.

  2. No, io invece sono contraria ai testi obbligatori, e in questo caso ancora di più. Questo è un libro che si deve leggere a coscienza, e non forzatamente. Si rischia di leggerlo come un romanzo, e romanzo non è.

  3. Non a caso ho messo obbligatorio tra virgolette; nemmeno io sono d’accordo con i testi obbligatori. Mi ricordo l’effetto che avevano sulla classe ai tempi del liceo, che si trattasse di mattoni o di frivolezze.
    “Se questo è un uomo” è una testimonianza che ti fa riflettere e non penso sia difficile proporlo ai ragazzi e stimolare una discussione.

  4. Testi obbligatori: si o no? Per esperienza (da studente prima e professore poi) molto dipende dal modo in cui l’insegnante propone il testo, dall’approccio che utilizza; non devono però essere sottovalutati gli interessi dei ragazzi che possono essere davvero distanti dalle tematiche dei libri in questione (e per quanto a noi lettori incalliti possa apparire strano, non tutti sono affascinati dalla parola scritta). Ad ogni modo credo che alcuni opere vadano necessariamente inserite, e sia doveroso tentare di conquistare ad esse i ragazzi.

  5. blissy il 22 Novembre 2008 alle 18:28 ha scritto:

    interessante e molto adatto ai giovani d’oggi x far capire la sofferenza

  6. Noemi il 24 Novembre 2008 alle 18:41 ha scritto:

    Bè…Io sono una studentessa…E’ già la terza volta che “obbligatoriamente”leggo questo libro,ma in verità,in tutto l’ho letto 8 volte…3 per scuola e 5 per conto mio.L’analisi che devi fare come testo scolastico riguarda la forma,il carattere,le particolarità d’espressione…L’analisi che noi ragazzi preferiamo invece,è quella psicologica,di condizone,scavare nell’introspettivo animo umano,capire i sentimenti,cercare di capire quelle emozioni…quindi ritengo importante sia darli come “obbligatori”a scuola,sia leggerli di spontanea volontà,per procuarci così una crescita critica e capace di stare vicino al pensiero dell’autore..voi che ne pensate?NoE

  7. Normalmente a scuola si lavora anche sugli aspetti che hai citato, certo non è possibile farlo con tutte le opere. Ad ogni modo credo che i tuoi prof siano fortunati.

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