Oh Dio, Corman

Scritto da: il 19.10.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Oh, Dio – Avery CormanSe dico Avery Corman probabilmente non scateno in voi alcun ricordo, specialmente nei più giovani. Eppure Corman è l’autore di un romanzo che moltissimi conoscono o per averlo letto o per averne visto la famosa trasposizione cinematografica: Kramer contro Kramer. Quello che non tutti sanno è che è anche autore di commedie altrettanto significative, tra cui, appunto, Oh Dio.

Si tratta di un romanzo precedente (1971) al più famoso duello dei Kramer per l’affidamento del figlio, e di genere totalmente diverso: una riflessione, con tratti comici e scrittura leggera, sulla fede e la religione nei tempi moderni.

Tutto parte da un presupposto semplice quanto efficace: se Dio dovesse parlare ai giorni nostri, attraverso chi lo farebbe? E alla persona scelta, daremmo credito? Ebbene, secondo l’autore la scelta non potrebbe che ricadere su un giornalista (e penso che se fosse scritto oggi, a ben quarant’anni di distanza, si tratterebbe di un blogger).

Un giornalista dalla scrittura accattivante, scettico ma aperto a idee nuove, l’America pronta da un lato a internarlo e dall’altro a santificarlo in vita. Il loro rapporto comincia con le classiche manifestazioni inspiegabili, che per un uomo di fede sarebbero già dei segni e per il nostro protagonista sono semplici misteri buffi.

Così si arriva fino ad un’intervista, lunga e complessa, in cui Dio più che dettare nuove leggi o spiegare il senso dell’esistenza, si “rilassa” e si confida, raccontando quello che più gli fa piacere, ciò che lo preoccupa e anche le abitudini nel venire a visitare la sua creazione. Insomma, un’intervista per dire all’umanità “io ci sono ancora, abbiate fede”.

Ovviamente le conseguenze, superata l’incredulità iniziale, sono di grande mobilitazione internazionale, ma il romanzo non va mai in direzione del mistico, restando ancorato a una esposizione ironica e disincantata dei “difettucci” dell’uomo.

La scrittura è briosa, leggera e scorrevole, portando questo romanzo a livello di divertissement letterario, e non mi stupisce che anche da questo sia stato tratto un film, che sicuramente cercherò.

Purtroppo attualmente è fuori catalogo, ma spero lo ristampino presto: non è da tutti scrivere di argomenti tanto seri con umorismo raffinato.

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