Notre Dame de Paris, Hugo

Scritto da: il 10.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @BURNon ho mai visto Parigi. Non ancora. Non la Parigi moderna delle luci e dei bistrot, dei turisti e dei musei, la Parigi mondana; non la Parigi dei conflitti sociali, delle tensioni, dell’integrazione spesso mancata.

Conosco una sola Parigi, aerea e monumentale, vibrante e lirica, la Parigi di Nostra Signora, la Parigi di Hugo. Che si snoda lungo centinaia di pagine e migliaia di volti. Che conquista e affascina perché i mille volti, in fondo, sono i suoi.

Come può un libro ottocentesco, ambientato quattro secoli prima, dire ancora qualcosa ai lettori del nostro tempo? Che cosa sopravvive, che cosa si perde?
Vero è che alcune parti di questo romanzo sono per noi ormai logore e prive di senso, poiché prive del loro contesto. Vero però è che il messaggio - i messaggi – restano vivi, rendendolo un capolavoro immortale.

Le storie che si intrecciano sono le più antiche e le più nuove: amore, potere, desiderio, rifiuto, abbandono, diversità. Si intrecciano con l’aiuto di una lingua e uno stile ambedue monumentali, minuziosi e sinfonici. Attraversano come una cavalcata le molte parti in cui Notre Dame de Paris è suddiviso, togliendo il fiato.

Si riflette spesso, durante la lettura, persino sulla stampa e sull’introduzione di un nuovo media, sulle inevitabili prese di posizione e demonizzazioni. Si osservano conflitti sociali e razziali intramontabili, identici di anno in anno in anno, di secolo in secolo.

Accade poi una strana cosa. Ci si commuove. Ci si commuove per la nostra egiziana Esmeralda, ci si commuove per il nostro deforme Quasimodo; in fondo un po’ di Quasi-mòdo, imperfetto e distante, isolato, ci appartiene.

Roland Barthes a ragione diceva che, come monumento o come romanzo, bisogna prendere Notre Dame in blocco.
Io aggiungo che bisogna avvicinarsi senza fretta, da diverse angolazioni, apprezzando i dettagli, a volte chiudendo libro e occhi per cogliere appieno il senso.

  • http://www.mushin.it Mushin

    Io ho apprezzato i Miserabili e trovo lo stile di Hugo un fattore importante del suo successo. Certi passaggi molto statici sono però uno spaccato di una società che non esiste più ma di cui si riconoscono i tratti oggi, un po’ come in un rapporto padre-figlio.

  • http://www.mushin.it Mushin

    Io ho apprezzato i Miserabili e trovo lo stile di Hugo un fattore importante del suo successo. Certi passaggi molto statici sono però uno spaccato di una società che non esiste più ma di cui si riconoscono i tratti oggi, un po’ come in un rapporto padre-figlio.

  • http://www.villaggiomaori.it Lazarus

    Dio mio, il capitolo su Parigi!
    Credo che risultasse pesantuccio anche ad un lettore dell’800.
    Eppure senza quello, gran parte del romanzo (con la sua visuale “a volo d’uccello”) non avrebbe funzionato.

  • http://www.villaggiomaori.it Lazarus

    Dio mio, il capitolo su Parigi!
    Credo che risultasse pesantuccio anche ad un lettore dell’800.
    Eppure senza quello, gran parte del romanzo (con la sua visuale “a volo d’uccello”) non avrebbe funzionato.

  • Chiaralice

    Raramente mi commuovo davanti a un libro.
    Eppure questo mi ha fatto immedesimare talmente tanto nei personaggi da rattristarmi seriamente.
    Non sono un’amante delle descrizioni infinite, nè delle storie melodrammatiche, non avevo grandi aspettative. Ho iniziato a leggerlo solo per curiosità e con mia sorpresa mi è piaciuto molto.
    Nonostante la mole l’ho letto d’un fiato.
    Davvero un bel libro.

  • Chiaralice

    Raramente mi commuovo davanti a un libro.
    Eppure questo mi ha fatto immedesimare talmente tanto nei personaggi da rattristarmi seriamente.
    Non sono un’amante delle descrizioni infinite, nè delle storie melodrammatiche, non avevo grandi aspettative. Ho iniziato a leggerlo solo per curiosità e con mia sorpresa mi è piaciuto molto.
    Nonostante la mole l’ho letto d’un fiato.
    Davvero un bel libro.

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