La follia di Vincent – Noa-Noa (e altri scritti), Gauguin

Scritto da: il 23.10.09
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

noa noaSì, è proprio il pittore Paul Gauguin (1848-1903) e Noa-Noa (la “profumata”) è il suo diario dei periodi trascorsi nelle isole di mari del sud a Tahiti dove era giunto nel 1891 e con una breve parentesi di nuovo in Francia vi si stabilirà definitivamente nel ’95.

Di questo diario in questo libro vengono presentati alcuni brani, i più poetici, quelli che descrivono luoghi, usi, costumi e gente, come ce li immaginiamo convenzionalmente noi: posti incantati e incantevoli perché incontaminati, costumi innocentemente disinibiti, persone spontaneamente allegre, gentili e amiche. E, in effetti, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, quei luoghi, quelle usanze, quelle popolazioni maore erano proprio così e, Gauguin, era uno dei pochi europei che abitavano quelle isole. Inoltre, non è difficile figurarsi, cosa potessero significare per un pittore ch’era stato anche impressionista, quei colori, quei paesaggi, quei tramonti, quei chiar di luna.

Paul Gauguin, pittore geniale iniziatore del cosiddetto cloisonnisme, e, come ci è famigliarmente tipica la figura del genio, sregolato e spesso in bolletta, così dicono le sue lettere all’amico pittore Daniel De Monfreid che seguono le note di Noa-Noa. Gauguin, che chiede denaro (che gli spetta), fa conti, offre addirittura specie di “abbonamenti” ai suoi quadri…

Per non parlare della vita sentimentale: i costumi così liberi gli permettono una vita che sarebbe stata considerata assai riprovevole in Europa (dove, da parecchio tempo, a Copenaghen aveva lasciato la moglie e i figli); già nell’aprile del ’96 – a 48 anni – scrive: “con 100 franchi al mese viviamo io e la mia donna, una ragazzina di tredici anni e mezzo: non è molto, non vi pare?”; con i criteri della morale attuale sarebbe ritenuto e arrestato come pedofilo. Nel novembre dello stesso anno: “Sarò presto padre di un meticcio; la mia ragazza si è decisa a stamparlo.”

Evidentemente era una giovane dalle decisioni rapide. Ma, oltre a questo, c’è il lavoro e la malattia, la ferita al piede che lo consumerà sempre di più. E, per quanto belli e accoglienti siano i luoghi e le genti, con l’andar degli anni la solitudine, la lontananza dall’Europa si faranno sentire sempre di più: “Sono nel più assoluto isolamento.” (maggio 1902).

E poi, nelle note di Avant et après, che “non è un libro”, la sua vicenda con Van Gogh (1853-1890). Su invito/richiesta di quest’ultimo, nell’autunno del 1888 i due coabitano e lavorano ad Arles in Provenza. Due caratteri forti: entrambi impulsivi ma uno sa dominarsi e l’altro no; uno, pur nel genio, sa vivere con un e in un certo ordine: l’altro no; uno, pur sregolato e tutt’altro che flemmatico, ha la testa a posto: l’altro no: è folle, non sa nemmeno coordinare i pensieri né le parole per esprimerli.

E, per di più, ha impulsi violenti. Omicidi: una sera, uscito da solo per cercare di rilassarsi dopo una giornata non certo tranquilla: “Avevo quasi attraversato piazza Hugo, quando avvertii alle mie spalle quei passi brevi, rapidi, a sbalzi, a me ben noti. Mi voltai proprio nell’attimo in cui Vincent si precipitava su di me con un rasoio aperto in mano.” Poi a casa, quella sera, una scena da film splatter: sangue, sangue, sangue per tutta la piccola abitazione; e Van Gogh che si era mozzato l’orecchio e, quando ne aveva avuto la forza, era sceso al vicino bordello per donarlo alla tenutaria: “come ricordo”.

Questa era la follia di Vincent.

Oltre che dipingere, a quanto pare, Gauguin sa anche raccontare! Se si pensa che queste non sono righe di una storia inventata ma, purtroppo, vera e vissuta (anche se alcuni storici sostengono che l’episodio dell’orecchio mozzato si sia svolto diversamente). Certo, il suo lavoro primario era la pittura, tuttavia i suoi testi, specialmente (ma non solo) Noa-Noa, rimangono suggestivi e poetici. Da leggersi, se ne trovate una ristampa.

  • pscristo

    film splatter????? o.O

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