Il maratoneta, Goldman

Scritto da tomtraubert alle 06:35 del 2 Ottobre 2009

Maratoneta - GoldmanC’è un romanzo di William Goldman che è tutt’oggi per me il prototipo del thriller perfetto. Sto parlando del Maratoneta, romanzo del 1974 da cui un paio d’anni più tardi il regista John Schlesinger trasse un film, scritto dallo stesso Goldman, con un grande Dustin Hoffman nei panni del protagonista e uno strepitoso Laurence Olivier che, sebbene anziano e ormai già malato, regalò un’interpretazione memorabile per un villain passato subito alla storia del cinema.

Se il film fu un successo al botteghino altrettanto si può dire del romanzo, uno dei bestseller dell’autore, in un periodo creativamente e commercialmente per lui molto felice. Fu questo infatti addirittura il primo titolo di Goldman ad approdare in Italia, seguito poi dall’ottimo Magic, ma veniva in effetti dopo una serie di eccellenti romanzi “relegati” al solo mercato americano che però avevano il torto di non appartenere al genere thriller, al quale Goldman approdò proprio con questo romanzo. Anche se in realtà c’era stato negli anni ‘60 l’esperimento noir di Non si maltrattano così le signore.

Ma anche Il maratoneta è un thriller atipico, costruito con uno di quei meccanismi ad orologeria di cui Goldman è maestro, e racconta la storia di Babe, giovane ebreo e timidissimo studente di storia, appassionato di maratona, che cerca di convivere con la pesante eredità di un padre brillante studioso, vittima suicida del maccartismo e della sua caccia alle streghe, e che si trova all’improvviso coinvolto in una storia di spionaggio internazionale con al centro Christian Szell, un criminale nazista rifugiato in Sudamerica, che si rivelerà fra le altre cose un dentista sadico e torturatore.

La scena in cui Szell – Olivier interroga Babe – Hoffman col delirante ed incessante interrogativo “è sicuro?” (is it safe nell’originale) è di autentico culto e pluricitata in tantissimi film a seguire ed è effettivamente un gioiello di tensione narrativa.

C’è poi un pugno di personaggi secondari brillantissimi, vero punto di forza della narrazione goldmaniana, dallo spietato killer Scylla (al cinema un impeccabile Roy Scheider) alla dolce Elsa, all’ambiguo Janeway, ma nessuno in questo libro è esattamente chi appare essere e Goldman anche qui usa le potenzialità del mezzo (in questo caso la pagina scritta) per giocare col lettore e sorprenderlo in una maniera che su pellicola forzatamente non può riuscire altrettanto bene.

Il racconto poi è asciutto e teso: laddove un romanziere di successo di oggi raggiungerebbe non meno di quattrocento pagine, Goldman se ne esce con poco più della metà, col risultato che Il maratoneta tiene incollati alla lettura parola per parola, coi suoi dialoghi brillanti e i suoi rovesciamenti di situazione. E resta scolpito nella memoria indelebile come i suoi personaggi.

All’epoca lo pubblicava Sonzogno/Bompiani, le ultime edizioni erano negli Oscar Mondadori, ma non so effettivamente se sia ancora in stampa. Certo, dovrebbe. Per chi ha la fortuna di recuperarlo, è un must, da leggersi con quello che volete, ma io dico per esempio con un Syrah. Magistrale.

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l'autore di questo articolo è tomtraubert. Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova. (Scrivi all'autore).

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2 Commenti to “Il maratoneta, Goldman”

  1. Only il 2 Ottobre 2009 alle 15:39 ha scritto:

    Non ho mai letto il libro, ma devo dire che ho adorato il film. Per altro, Laurence Olivier per me rimane uno dei più grandi attori del 900…

  2. tomtraubert il 2 Ottobre 2009 alle 16:36 ha scritto:

    Il film è molto bello, ma il romanzo è superiore. Il personaggio di Scylla è molto più sviluppato e il finale è diverso perchè quello che si vede nel film è stato cambiato in produzione rispetto a quello scritto da Goldman in sceneggiatura.

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