Il calore del sangue, Némirovsky

Scritto da: il 23.04.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Il calore del sangue - Irène NémirovskyLa vita di Irène Némirovsky, scrittrice di lingua francese del novecento, ha i risvolti tragici di alcuni dei suoi romanzi. Nata a Kiev nel 1903 da genitori ebrei, ancora adolescente scappò da una San Pietroburgo travolta dalla furia bolscevica per rifugiarsi in Francia. Fu a Parigi si formò a partire dagli fine degli anni venti come scrittrice, raggiungendo una discreta notorietà. Dopo la sua morte, avvenuta ad Auschwitz nel 1942, il suo nome cadde nell’oblio dell’Europa devastata dalla seconda guerra mondiale e lì rimase per più di mezzo secolo.

Nel 2004, a Parigi uscì Suite francese e fu subito un successo travolgente, grazie al passaparola dei lettori. Vendette un milione di copie, fu tradotto in più di trenta lingue e aprì definitivamente la strada alla consacrazione postuma di questa scrittrice. Nel 2005 Adelphi, sull’onda della riscoperta generale, inizia a pubblicare tutte le sue opere, alcune edite in Italia per la prima volta, come Il calore del sangue a cui è dedicata questa recensione, uno dei miei preferiti.

Il paesino della Borgogna di Issy Eveque, dove sono ambientate le vicende del libro, è lo stesso dove la Nemirovsky e il marito, con le due figlie, si rifugiarono nel 1940 per cercare di fuggire al rastrellamento degli ebrei e dove entrambi furono catturati pochi mesi prima di morire ad Auschwitz. L’ Issy Eveque del romanzo non è ancora sfiorato dal clima di terrore che regnava in Europa in quegli anni; è solo un piccolo paese di campagna dove la vita scorre tranquilla come l’acqua sotto le pale dei tanti mulini. Così ce lo presenta all’inizio Sylvestre, o Silvio come lo chiamano tutti, la voce narrante.

All’apparenza, egli è il classico osservatore esterno tanto caro agli scrittori del diciannovesimo secolo: l’occhio dell’autore nella storia, di cui egli si serve per istruire il lettore a vedere le cose non come sono ma come lo scrittore vuole che siano viste. Silvio sembra rispettare tutte le regole classiche dell’io narrante: è anziano, vive solo, è un acuto osservatore degli avvenimenti che accadono intorno a lui.

È lui a presentarci all’inizio della storia la famiglia dei suoi cugini, gli Erard: Helene e Francois, che portano avanti da quarant’anni un matrimonio inossidabile, e Colette, la figlia, che sta per sposarsi per amore alla ricerca di quella felicità perfetta portatale a esempio dai genitori. Proprio al matrimonio di quest’ultima, la Némirovsky introduce la giovane Brigitte Declos: Silvio ce la descrive bellissima, sfrontata, sposata a un uomo ricco molto più anziano di lei.

Viene così sfacciatamente contrapposta agli Erard che non potrà che essere colei che incresperà le placide acque su cui veleggiano le loro tranquille indoli. Il calore del sangue che dà il titolo al libro infatti, è quello in qualche modo sopito di Colette, risvegliato dall’influenza di Brigitte, la quale non sarà però causa dei tragici eventi che seguiranno, come possiamo aspettarci, ma in qualche modo vittima essa stessa. Perché quando il sangue inizierà a scorrere impetuoso nelle vene, la Nemirovsky, con maestria, ci fa vedere come da Colette le conseguenze investano tutti gli altri personaggi della storia, come le tessere del domino. E nella sorprendente soluzione finale ci conferma il vecchio adagio secondo cui “i vecchi peccati hanno le ombre lunghe”.

Se vi ho incuriosito abbastanza su questa scrittrice che perì, come molti del suo tempo, sotto la scure dell’antisemitismo, Il calore del sangue potrebbe essere il libro giusto da cui iniziare a conoscerne l’opera, non fosse altro per la splendida postfazione “I paradisi perduti di Irène Némirovsky”, un compendio poetico della sua vita, come scrittrice e come donna.

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