C’era una volta, Christie

Scritto da: il 20.02.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

C'era una volta - Agatha ChristieQuesto periodo così intenso dal punto di vista lavorativo è per me un fertile periodo di riletture: mi danno il conforto dei vecchi amici, solidi, inamovibili. Tra questi ci sono – sorprendentemente – almeno un paio di gialli, di cui uno in particolare per me è il migliore che abbia letto fino ad oggi, nonostante ancora poco conosciuto. Si tratta di C’era una volta, di Agatha Christie, la vera e inimitabile signora del giallo.

Si potrebbe pensare che un giallo, letto una volta, non abbia altro da dire; è sicuramente vero per la gran parte della produzione giallistica, che vive di meccanismi e strategie narrative, ma accade di tanto in tanto che un romanzo riesca a superare il proprio genere. Così è in questo romanzo, in cui gli elementi storici si fondono tanto perfettamente con quelli dell’investigazione da creare un unicum nella produzione della prolifica autrice.

La storia è ambientata in Egitto, terra che conosceva molto bene grazie anche al secondo marito, un archeologo; il suo, infatti, è l’egitto dei faraoni, delle piramidi, della superstizione e del culto degli dei. La sua conoscenza traspare dal corpo e dalla nitidezza delle ricostruzioni sia dell’ambiente sia delle usanze tipiche; tuttavia la Christie riesce a dosare gli elementi tecnici e i termini specialistici, svelando con grazia particolari degni di uno studioso.

La protagonista, Renisenb, è un personaggio particolarmente emotivo, una donna ingenua che attraversa la trama come cieca; al contrario la matriarca che ormai è quasi priva della vista è l’occhio investigativo che segue le misteriose morti scatenate dall’entrata in scena di una nuova concubina del padre. Di più sulla trama non sarebbe corretto dirvi, benché il piacere della lettura non sia da cercare nel giallo vero e proprio.

È la narrazione, scarna eppure maestosa, la capacità di tratteggiare paesaggi con precisione e sintesi, il saper cogliere l’aspetto essenziale e lasciare il resto all’immaginazione: è l’insieme degli elementi a rendere perfetto questo libro, piacevole da leggere, una, dieci, cento volte.

Si capisce che è uno dei miei libri preferiti? Beh, lo consiglio a tutti, indistintamente, e vi segnalo che potete trovarlo nell’edizione Oscar scrittori moderni (del resto penso che lo dovrò comprare di nuovo, prima o poi: la mia edizione comincia ad essere consumata).

  • http://liblog.blogdo.net Only

    Splendido splendido e splendido!Lo rileggo almeno ogni estate…non posso che essere d’accordo con te.

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