Calore, Goldman

Scritto da: il 16.10.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Calore – GoldmanNick Escalante vive a Las Vegas da cinquemila giorni – contati. Nick Escalante è laureato in legge. Nick Escalante è un reduce del Vietnam, un giocatore di Blackjack, una macchina da guerra. Nick Escalante è una specie di investigatore privato/guardia del corpo che sogna il giorno in cui andrà via da Las Vegas, sogna il Nepal, sogna Delhi, Bangkok, Venezia, e intanto vive la folle realtà metropolitana della città del gioco d’azzardo. Nick Escalante, il Mex, è soprattutto il memorabile protagonista di uno dei più bei romanzi di William Goldman, Calore.

Datato 1985 è il penultimo romanzo di William Goldman ad essere dato ad oggi alle stampe, e anche uno dei suoi thriller più riusciti. E uno dei pochi ad arrivare in Italia, fra l’altro. Ritratto a tinte vivide di un magnifico perdente (o forse no) e della varia umanità che lo circonda, in una città popolata di killer, di gangster violentatori, di ragazze indifese, di ex predicatori televisivi, Calore è un romanzo intenso e viscerale, un film su pagina, come solo un maestro dello screenplay di classe come Goldman può scrivere.

Curiosamente questo libro segnò da una parte il ritorno definitivo dell’autore, dopo alcuni anni di assenza da Hollywood, alla scrittura per il cinema, sia pure con un film poco convincente con Burt Reynolds – Escalante (da noi uscito col titolo Blackjack), dall’altro anticipava di pochi mesi il suo addio al romanzo, addio che purtroppo si sarebbe concretizzato infatti col successivo Fratelli.

Se però il film è penalizzato da una regia approssimativa e di scarsa personalità il romanzo inchioda fin da pagina 1 il lettore alla poltrona, grazie a una scrittura dal ritmo serrato che mette al centro un protagonista solido e sfaccettato, un uomo nato per viaggiare prigioniero di una città surreale, un disincantato Marlowe messicano fuori tempo massimo, un assoluto outsider… che però è anche l’uomo più letale al mondo con un’arma da taglio, fosse anche un cucchiaino da caffè.

Perché un cucchiaino da caffè al Mex basta per fare fuori cinque uomini, o forse un esercito intero… e ragazzi la scena dei “diciotto secondi” è un piccolo capolavoro a sé stante che poteva uscire solo dalla penna di Goldman. Troviamo quindi qui due delle caratteristiche ricorrenti delle sue storie, fin dai tempi del primissimo The temple of Gold o del superbo Boys and girls together, ovvero un protagonista poco o per nulla integrato nella società in cui è immerso e un fortissimo elemento sarcastico, se non addirittura satirico, che riaffiora carsicamente e puntualmente fra le righe del romanzo.

Thriller divertito e ispirato, di grande mestiere, classe da vendere (il finale, così elegantemente suggerito) e naturalmente, assolutamente, inesorabilmente fuori catalogo, ma se leggete in inglese ve la cavate anche con poco. Il “Borgogna rosso sangue” citato fra le pagine poi mi sembra perfettamente appropriato per una lettura in buona compagnia.

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