Boys and girls together, Goldman

Scritto da: il 29.04.10
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

C’è almeno un buon motivo per imparare a leggere in inglese in maniera decente, oltre a leggere i vostri autori preferiti “in presa diretta”, senza mediazioni… con la loro vera “voce” verrebbe da dire. L’altro buon motivo è conoscere tutto ciò che la nostra editoria per qualsivoglia motivo decide di non pubblicare e lasciare al proprio destino oltremanica o oltreoceano.

È stato questo per me il caso con questo splendido Boys And Girls Together. Nel 1964 William Goldman aveva all’attivo i suoi primi tre romanzi quando decise di dare vita al suo progetto senza dubbio più ambizioso e di grande respiro. Una storia corale, un romanzo di oltre 700 pagine incentrato sulle vite di un pugno di personaggi che ci vengono presentati uno ad uno, nelle loro esistenze parallele, fin dalla loro infanzia.
Ma tutti loro saranno accomunati da un unico destino, un destino racchiuso in una città che diventa ben presto la protagonista occulta ed ultima della narrazione: New York.

New York, la Magic Town che era anche il titolo di lavorazione del romanzo, il luogo delle possibilità, America per eccellenza, il luogo dove qualsiasi ragazzo di provincia che negli anni ’50 e ’60 nutrisse delle qualsivoglia aspirazioni artistiche poteva trovare la realizzazione ai propri sogni. O la definitiva rovina.

Goldman stesso, che a New York era arrivato da un piccolo sobborgo di Chicago, aveva assistito in prima persona a successi e fallimenti. Egli stesso aveva rischiato in effetti di dover rinunciare a qualsiasi ambizione, come racconta brillantemente nella bella introduzione alla nuova edizione del libro. Ed ecco quindi che questa galleria di perdenti, col loro bagaglio di traumi, di ambizioni, di frustrazioni vengono raccontati da Goldman col consueto mix di acume e ironico cinismo ma anche con visibile affetto, mentre diventano adulti e i loro destini si incrociano inestricabilmente nelle vie di Manhattan e Broadway.

Tutti sono dei diversi, a modo loro, autentica cifra distintiva di tutti i protagonisti goldmaniani anche nei lavori degli anni successivi, quasi tutti vivono una specie di realtà parallela che rende loro problematico l’interfacciarsi con la ruvida realtà metropolitana.

Sogni e passioni, debolezze e viltà sono raccontate magistralmente in questo romanzo, che in un’epoca ancora piuttosto puritana raccontava anche esperienze sessuali, oltre ad affrontare con un taglio estremamente moderno il tabù dell’omosessualità, tanto da essere tacciato (in una maniera che oggi fa ovviamente sorridere) nientemeno che di “pornografia”.

È un romanzo che è ancora lungi dalla svolta thriller dell’autore, quella che gli darà anche il più grosso successo editoriale e che porterà alla pubblicazione dei suoi romanzi più tardi anche sulle nostre italiche sponde, ma è diventato negli anni un vero classico di culto negli USA.

E soprattutto la storia (le storie) di Aaron, di Walt, di Sid, di Jenny, Branch e gli altri rimangono nella memoria assolutamente scolpite, così come i loro sogni.

Ad aiutarsi con un dizionario d’inglese e un bicchiere di primitivo, se potete, ne vale la pena.

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