Intervista ad Amélie Nothomb

Scritto da: il 13.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Amélie Nothomb allo specchioDopo aver letto Acido solforico, tempo fa, preparai un’intervista per la Nothomb; oggi finalmente ho il piacere di poterla pubblicare dopo alcuni passaggi di traduzione, quindi ecco a voi.

  • Acido solforico sembra quasi una parabola. Pensa si possa realizzare davvero?

Nel mondo esistono già cose orrende, anche peggiori di quelle del romanzo. Acido solforico è un concentrato di cattiveria, violenza, umiliazione, tutte cose che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La televisione ci sta abituando all’esibizione del dolore e alla spettacolarizzazione dell’intimità.

  • Kapò e vittime sono casuali ma predestinate, governate da un demiurgo. Qual è allora il margine concesso al libero arbitrio?

Naturalmente i personaggi sono intrappolati in un ruolo e una situazione che non hanno scelto e da cui non possono sfuggire. Ma Pannonique e Zdena sono libere di decidere come comportarsi seguendo la propria moralità e quindi di scegliere anche se e come ribellarsi. La lotta di Pannonique è a difesa dell’orgoglio dell’umanità, come i personaggi di Corneille, la ragazza è mossa dall’alta considerazione che ha della specie umana. E grazie al suo orgoglio riesce a compiere il miracolo: salvarsi dal reality che l’aveva condannata a morte.

  • I personaggi sono estremamente definiti e iconici. Ritiene si possa distinguere così nettamente il bene dal male?

Per avere una netta distinzione del bene e del male bisognerebbe aver capito la natura umana, sulla quale io continuo a interrogarmi, la natura umana non smette di affascinarmi e di spaventarmi. I personaggi di Acido solforico rappresentano la società nella sua complessità, c’è gente che ha la propensione profonda a trasformarsi in carnefice quando la situazione glielo consente, ci sono i masochisti e c’è chi invece soffre perché si trova intrappolato in una situazione in cui non si sa difendere.

  • Può spiegarci meglio il ruolo della musica nel romanzo?

La musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, ma nel momento in cui scrivo non ascolto mai musica perché ho bisogno di sentire quella che ho già nella mia testa.

  • Nonostante il duro giudizio sulla società umana sembra esserci speranza per i protagonisti. E per l’umanità?

A volte penso che non abbiamo ancora toccato il fondo e che cadremo ancora più in basso, ma credo anche che siamo in grado di formare una sorta di resistenza culturale perché siamo meglio di quello che racconta e amplifica la televisione.

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