Intervista ad Aldo Moscatelli su Hitler era innocente

Scritto da: il 06.04.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Di recente molti libri rivisitano l’olocausto, da quello della Nothomb fino al tuo: per quale motivo generazioni che non hanno avuto un contatto diretto con quell’epoca sono così attratte dal narrarla, e quale ha spinto te?

Uh, la Nothomb. Immagino tu faccia riferimento ad “Acido solforico”. Ignoro cosa abbia spinto lei (che come scrittrice è molto più furba di me) a intraprendere quel cammino, ma per quel che mi riguarda posso dirti questo: la generazione che ha avuto un contatto diretto con la realtà concentrazionaria ha potuto far leva sulla vicinanza storica degli eventi, su ricordi vividi ed esperienze scioccanti vissute direttamente (a volte più, a volte meno) e non in prospettiva.
Quella seguente ha potuto contare sulle testimonianze di chi ha vissuto e narrato.
Ma gli anni passano e molte voci autorevoli si spengono o si affievoliscono. Senza di loro è tutto più complicato, il messaggio perde forza e chiede di riconquistare vigore attraverso l’operato delle nuove generazioni, che hanno il dovere di portare avanti la memoria degli eventi. Compito che diverrà viepiù pressante quando non ci saranno più testimoni diretti della follia nazista. Quando tutto potrà essere non interpretato (come accade già oggi) alla stregua di una banale distorsione della realtà storica, ma imposto come leggenda, come fatto mai accaduto.
Purtroppo molta gente crede che un solo giorno, il 27 gennaio, sia più che sufficiente per commemorare. E che commemorare un giorno all’anno sia più che sufficiente per impedire il ritorno di certe nefandezze ideologiche. Ecco perché il negazionismo ha sollevato la testa: perché qualcuno gliel’ha permesso, con la sua superficialità. Si ritiene erroneamente che una maglietta col faccione di Che Guevara sia la migliore argomentazione contro il nazifascismo, e che a un soggetto engagè basti seguire l’iter della commemorazione comandata. Un contentino che ha trasformato il 27 gennaio in una barzelletta, né migliore né peggiore dell’8 marzo. Io penso che ci voglia ben altro, e che il ricordo sia un continuum, non un atto a sé stante. Per questo, e per molti altri motivi, ho scritto “Hitler era innocente”.
Non so la Nothomb, ma per me questa non è “attrazione del narrare”, è “necessità del narrare”.

In questo caso hai assunto il doppio ruolo di editore e scrittore, scelta che solleva molti dubbi: quali sono le difficoltà di una decisione del genere?

Dubbi? Difficoltà?
Bah. In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati alcuni scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.
Quanto alle difficoltà, ne ho già incontrate troppe durante la stesura del testo per preoccuparmi di ciò che avrebbero pensato i “dubbiosi” (sono un editore e uno scrittore, non una balia). Difficoltà nel reperire le corrette informazioni sul piano documentativo, difficoltà nel far parlare personaggi di fantasia all’interno di un contesto storico tristemente veritiero, difficoltà nel rendere accessibili a tutti – nonché scorrevoli nella loro fruizione – concetti piuttosto complessi di filosofia, sociologia, psicologia, religione, politica e storia. Per non parlare delle difficoltà emotive, quelle che spesso mi hanno obbligato a interrompere la genesi di “Hitler era innocente” e a suggerirmi di lasciar perdere, ché tanto non sarei mai stato capace di dare vita a un romanzo in grado di scuotere le coscienze, e stimolare la riflessione.
Soprattutto, nei sei anni passati a scrivere “Hitler era innocente”, il mio pensiero correva alle vittime dimenticate dell’Olocausto, non certo a chi – senza nemmeno sfogliare l’opera – l’avrebbe giudicata sulla base di congetture.

I personaggi principali rappresentano di fatto quasi tutti i tipi umani possibili: qual è quello che più corrisponde alle tue idee?

C’è qualcosa di me in molti personaggi. L’amore per i libri di Felicien, il disprezzo per ogni regime di Herschell, il fatalismo di Kubik, il cinismo di Oskar, la rabbia di Tamara, i dubbi di padre Biazzi… persino nell’assassino silenzioso riesco a scorgere una parte della mia personalità.
Solitamente gli scrittori, quando vogliono darsi un tono, cominciano a parlare di “astrazione” o peggio ancora “dissociazione”. Mah. Io dico che ho affidato alla voce narrante (quella di Felicien Delacroix) il compito di mettere le cose in chiaro fin da subito, con una frase presente nel prologo: “Ci conosciamo tutti, fra noi. Perché c’è stato un periodo in cui il dolore ci ha annullato e dato forma. Tanti corpi, ma un solo spirito”.
Mi limiterò a dire che questa frase non si riferisce tanto alla storia dei personaggi, quanto alla nascita (creativamente intesa) dei personaggi stessi…

So che è una domanda ambiziosa, ma devo portela: qual è il ruolo dello scrittore rispetto alla Storia?

Lo scrittore di romanzi, rispetto allo storiografo, ha una meravigliosa libertà: quella di metterci del suo creando personaggi mai esistiti, inventando parole che nessuno ha mai pronunciato e descrivendo gesti che nessuno ha mai compiuto, se non per pura casualità. Deve puntare all’attinenza, non all’adesione completa. Non obbligatoriamente, s’intende, e con tutte le cautele del caso.
Tuttavia lo scrittore – se desidera plasmare un plot legato a fatti realmente accaduti – deve conoscere alla perfezione quel che si appresta a narrare, perché soltanto così può forzare consapevolmente (a fini narrativi) gli eventi storici. Soltanto così può mediare i due aspetti attraverso il filtro della creatività letteraria. Ma un conto è immagazzinare un certo quantitativo di nozioni, un conto è creare dal nulla personaggi, dialoghi e gesti.
Personalmente ti rispondo che in “Hitler era innocente” il ruolo dello scrittore è decisamente preponderante rispetto alla Storia.
In linea generale ti rispondo che in tanti conoscono la Storia, ma non tutti possono scrivere romanzi come “Furore”, “1984” o “Mattatoio numero 5”.

Ora, vorrei capovolgerla: quanto la ricerca storica è stata importante e presente sia nella fase di scrittura che nella fase di ideazione del testo?

Questa è facile, perché ne ho abbondantemente parlato coi miei lettori.
Allora: in verità non ho avuto bisogno di documentarmi appositamente, un po’ tutto quello che c’era da scrivere era già dentro di me, sotto forma di cultura personale. Di solito i lettori sono portati a credere che uno scrittore debba per forza di cose ricorrere all’approccio manzoniano (cioè raccogliere una serie spaventosa di libri altrui, leggerli e poi utilizzare parte delle informazioni recepite ex novo), quando invece – a volte – un autore si limita a mettere per iscritto cose che già conosce. Sul piano documentativo ho perso una quantità enorme di tempo esclusivamente per i dettagli. Ad esempio, a un certo punto vengono citati i ghiaccioli… e così mi sono ritrovato a svolgere indagini sui ghiaccioli, per appurare la loro diffusione negli anni Quaranta. Tempo dopo ho letto “L’amante di Lady Chatterley”, che è ambientato negli anni Venti, e anche lì vengono citati i ghiaccioli. Ecco, se avessi letto il romanzo di Lawrence prima, non avrei avuto bisogno di perdere tutto quel tempo! Ma tant’è. Paradossi del mestiere. Poi… non so, mi serviva il nome di un autore pacifista pre-gandhiano, e per giorni mi sono arrovellato il cervello. Avevo pensato a Tolstoj e ad altri, ma non volevo citare i soliti noti. Ho svolto qualche ricerca ed è saltato fuori il “Disobbedienza civile” di Thoreau, l’ho letto e ho pensato che ci stava bene.
In “Hitler era innocente” è possibile appurare cosa mangiavano giorno per giorno i deportati, o conoscere nel dettaglio di cosa era composto il loro vestiario al momento dell’entrata ufficiale nel block assegnato, e molto altro ancora. Non credo di aver commesso errori, se si eccettua quel che consapevolmente ho voluto forzare. Ma per un’adesione certosina alla verità storica, di sicuro è preferibile leggere un saggio, o il tragico resoconto di qualche sopravvissuto. A me interessava anche e soprattutto inventare luoghi, personaggi, azioni e parole, per poter esprimere i miei ideali e lanciare il mio messaggio.
È una questione di equilibrio. Anzi, di tanti piccoli equilibri. Da questo punto di vista è vero che lo scrittore deve essere a suo modo un funambolo.
In un saggio è giusto che la Storia ricopra il ruolo di protagonista. In un romanzo, invece, la Storia deve porsi come base per la creazione di tante storie, attraverso le quali originare una riflessione profonda sui temi narrati. La creatività dell’autore deve svolgere – utilizzo un parolone – una funzione maieutica, altrimenti risulta sterile o fine a se stessa.
Indurre i lettori a interrogarsi sul perché delle cose, lasciando al contempo ch’essi s’affezionassero ai miei personaggi e alle loro storie (appunto), era il risultato principale che desideravo raggiungere attraverso “Hitler era innocente”.
Spero di esserci riuscito.

  • Elfo

    “Dubbi? Difficoltà?
    Bah. In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati alcuni scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.”

    Bah, questa tua frase mi ha lasciata un po’ perplessa. Sia chiaro che non sono una scrittrice frustrata e che non mi hai mai rifiutato la pubblicazione di un bel nulla. Ma da uno che pubblica il Manifesto contro l’Editoria a pagamento mi sarei aspettata un diverso atteggiamento. Per avere questa alta stima della tua opera devi avere avuto un forte riscontro di pubblico: leggo il blog di Neil Gaiman e lui non ha quest’aria da “perchè io sono io e gli altri nullità”. Ah ah, lo so non l’hai detto, sto esagerando. Non voglio scatenare un flame, mi spiace offendere qualcuno che condivide una mia idea (NO all’editoria a pagamento). Ma a questo punto ci vorrebbe la postilla “E se proprio non trovate nessuno che vi pubblica…fate come me , apritevi una casa editrice!”
    Visto che hai questo mare di cultura storica e che le tue possibilità erano così elevate posso sapere come mai non hai corso il rischio di far pubblicare “Hitler era innocente” a qualcun altro? Non so, magari anche ad una casa editrice più grande…

  • Elfo

    “Dubbi? Difficoltà?
    Bah. In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati alcuni scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.”

    Bah, questa tua frase mi ha lasciata un po’ perplessa. Sia chiaro che non sono una scrittrice frustrata e che non mi hai mai rifiutato la pubblicazione di un bel nulla. Ma da uno che pubblica il Manifesto contro l’Editoria a pagamento mi sarei aspettata un diverso atteggiamento. Per avere questa alta stima della tua opera devi avere avuto un forte riscontro di pubblico: leggo il blog di Neil Gaiman e lui non ha quest’aria da “perchè io sono io e gli altri nullità”. Ah ah, lo so non l’hai detto, sto esagerando. Non voglio scatenare un flame, mi spiace offendere qualcuno che condivide una mia idea (NO all’editoria a pagamento). Ma a questo punto ci vorrebbe la postilla “E se proprio non trovate nessuno che vi pubblica…fate come me , apritevi una casa editrice!”
    Visto che hai questo mare di cultura storica e che le tue possibilità erano così elevate posso sapere come mai non hai corso il rischio di far pubblicare “Hitler era innocente” a qualcun altro? Non so, magari anche ad una casa editrice più grande…

  • http://writersdream.org Ayame

    Bah. In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati alcuni scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.”

    Ma o.o mi associo a Elfo sulla perplessità; mi sembra piuttosto una sottile accusa all’intervistatrice, che però non scrive, quindi scrittrice frustrata non può esserlo.
    Mah.

  • http://writersdream.org Ayame

    Bah. In tre anni gli unici ad avere avuto qualcosa da ridire sul doppio ruolo del sottoscritto sono stati alcuni scrittori frustrati ai quali – guarda un po’ – non avevo pubblicato il manoscritto. Tutto qui. I lettori veri hanno acquistato, letto e poi giudicato (in positivo e in negativo) senza farsi problemi al riguardo. D’altronde non ho tempo per i frustrati, e nemmeno per chi giudica le persone sulla scorta di preconcetti.”

    Ma o.o mi associo a Elfo sulla perplessità; mi sembra piuttosto una sottile accusa all’intervistatrice, che però non scrive, quindi scrittrice frustrata non può esserlo.
    Mah.

  • Noe

    Se posso permettermi…
    Io penso (ma lungi da me essere il difensore di chicchessia, sia chiaro, fornisco solo la mia impressione, basata sul testo, quanto le vostre) che Moscatelli non volesse dire nessuna delle cose che voi avete letto.
    Il modo in cui io ho interpretato le sue parole, quelle da voi evidenziate e quelle che seguivano, che fanno parte della stessa risposta, è questo:

    Livia, le difficoltà di scrivere un romanzo, e per di più un romanzo del genere, sono sufficienti, chi ha dei dubbi su un editore che pubblica se stesso, cosa che è un pregiudizio, è il mio ultimo problema.
    Trovo che prima di giudicare un libro, o chi l’ha scritto, o chi l’ha pubblicato, bisognerebbe prima leggerlo.

    Il pezzo evidenziato da voi, è evidentemente (scusate il gioco di parole) uno sfogo contro qualcuno che ha criticato il suo operato, come “risposta” alla non pubblicazione.
    Ma il succo della risposta, è un altro: a me interessa questo libro, ci credo, ci ho lavorato. Che qualcuno possa avere dubbi, fatti suoi.
    Che non è in contraddizione con nessun manifesto di niente, anzi. Potrei chiedere a Livia: perché avete pubblicato un libro che parla della Sicilia? E’ una scelta scomoda, oggi vanno ambientazioni meno localizzate!
    E lei potrebbe rispondermi: e che mi frega? Io in questo libro ci credo, ho lavorato insieme all’autrice perché fosse quello che è, l’ho pubblicato e gradirei che prima che chicchessia lo criticasse, lo leggesse.

    Il “frustrato”, per quanto colorito come termine, credo si riferisse semplicemente al fatto che una persona deve avere qualche problemuccio, per criticare a priori una cosa del genere.

    Attenzione, essere contro l’editoria a pagamento, non vuol dire doversi sorbire tutte le manie e le angherie degli scrittori.
    Non tutti i lavori mandati sono validi, non tutti sono aderenti a tutti i piani editoriali, non tutti gli scrittori vanno protetti e adulati solo per il fatto di essere tali.

    Per quanto riguarda il resto, fatti suoi, perché si è pubblicato da solo. Tutti sappiamo che essere pubblicati “non è semplice”, oggi, soprattutto quando si parla di cose complicate, e più difficilmente vendibili.

    Dubito che fosse un’accusa all’intervistatrice.
    a) è un’editrice anche lei, sicuramente può capire cosa Moscatelli dice riferendosi agli autori frustrati.
    b)sarebbe estremamente stupido, offendere una persona che ti sta dando una mano. :-)
    b2) soprattutto se quella persona ha letto il libro (dunque non può rientrare nell’oggetto della critica, che è chi non l’ha letto) ed evidentemente l’ha gradito, se ti sta intervistando.

    A me, sembra più uno sfogo personale, ripeto, che un desiderio di insultare chicchessia.

    Non ho letto il libro, in ogni caso, quindi non posso parlarne. Può essere meraviglioso o una terribile vaccata, ma il punto qui non è questo.
    :-)

    Credo si tratti di un equivoco, non sobbalziamo per nulla. :-)
    Spero di non essere stata troppo contorta.

    p.s. Non ha detto “gli unici ad aver criticato il libro sono stati”, parlava del doppio ruolo editore/scrittore…non sta dicendo che ha scritto un’opera bellissima e incriticabile, sta dicendo semplicemente di non criticarla a priori.

  • Noe

    Se posso permettermi…
    Io penso (ma lungi da me essere il difensore di chicchessia, sia chiaro, fornisco solo la mia impressione, basata sul testo, quanto le vostre) che Moscatelli non volesse dire nessuna delle cose che voi avete letto.
    Il modo in cui io ho interpretato le sue parole, quelle da voi evidenziate e quelle che seguivano, che fanno parte della stessa risposta, è questo:

    Livia, le difficoltà di scrivere un romanzo, e per di più un romanzo del genere, sono sufficienti, chi ha dei dubbi su un editore che pubblica se stesso, cosa che è un pregiudizio, è il mio ultimo problema.
    Trovo che prima di giudicare un libro, o chi l’ha scritto, o chi l’ha pubblicato, bisognerebbe prima leggerlo.

    Il pezzo evidenziato da voi, è evidentemente (scusate il gioco di parole) uno sfogo contro qualcuno che ha criticato il suo operato, come “risposta” alla non pubblicazione.
    Ma il succo della risposta, è un altro: a me interessa questo libro, ci credo, ci ho lavorato. Che qualcuno possa avere dubbi, fatti suoi.
    Che non è in contraddizione con nessun manifesto di niente, anzi. Potrei chiedere a Livia: perché avete pubblicato un libro che parla della Sicilia? E’ una scelta scomoda, oggi vanno ambientazioni meno localizzate!
    E lei potrebbe rispondermi: e che mi frega? Io in questo libro ci credo, ho lavorato insieme all’autrice perché fosse quello che è, l’ho pubblicato e gradirei che prima che chicchessia lo criticasse, lo leggesse.

    Il “frustrato”, per quanto colorito come termine, credo si riferisse semplicemente al fatto che una persona deve avere qualche problemuccio, per criticare a priori una cosa del genere.

    Attenzione, essere contro l’editoria a pagamento, non vuol dire doversi sorbire tutte le manie e le angherie degli scrittori.
    Non tutti i lavori mandati sono validi, non tutti sono aderenti a tutti i piani editoriali, non tutti gli scrittori vanno protetti e adulati solo per il fatto di essere tali.

    Per quanto riguarda il resto, fatti suoi, perché si è pubblicato da solo. Tutti sappiamo che essere pubblicati “non è semplice”, oggi, soprattutto quando si parla di cose complicate, e più difficilmente vendibili.

    Dubito che fosse un’accusa all’intervistatrice.
    a) è un’editrice anche lei, sicuramente può capire cosa Moscatelli dice riferendosi agli autori frustrati.
    b)sarebbe estremamente stupido, offendere una persona che ti sta dando una mano. :-)
    b2) soprattutto se quella persona ha letto il libro (dunque non può rientrare nell’oggetto della critica, che è chi non l’ha letto) ed evidentemente l’ha gradito, se ti sta intervistando.

    A me, sembra più uno sfogo personale, ripeto, che un desiderio di insultare chicchessia.

    Non ho letto il libro, in ogni caso, quindi non posso parlarne. Può essere meraviglioso o una terribile vaccata, ma il punto qui non è questo.
    :-)

    Credo si tratti di un equivoco, non sobbalziamo per nulla. :-)
    Spero di non essere stata troppo contorta.

    p.s. Non ha detto “gli unici ad aver criticato il libro sono stati”, parlava del doppio ruolo editore/scrittore…non sta dicendo che ha scritto un’opera bellissima e incriticabile, sta dicendo semplicemente di non criticarla a priori.

  • Elfo

    Beh, No…io non credo sia un pregiudizio così grosso il pensare che un editore che diventa scrittore quantomeno dovrebbe provare a far leggere il suo testo a qualcun altro. Allora tutti i discorsi sul fatto che da un editore a pagamento non puoi aspettarti un giudizio sincero dove vanno a finire?
    Non ho dubbi sul fatto che “Hitler era innocente” sia un buon romanzo: finchè non lo finirò non potrò dire il contrario. Però – per principio – come autore del Manifesto contro l’editoria a pagamento IO avrei mostrato un atteggiamento diverso, tutto qui. Il mio non è uno sfogo contro nessuno, tanto meno come Moscatelli, ma sarei ipocrita a non dire la mia opinione così com’è.

  • Elfo

    Beh, No…io non credo sia un pregiudizio così grosso il pensare che un editore che diventa scrittore quantomeno dovrebbe provare a far leggere il suo testo a qualcun altro. Allora tutti i discorsi sul fatto che da un editore a pagamento non puoi aspettarti un giudizio sincero dove vanno a finire?
    Non ho dubbi sul fatto che “Hitler era innocente” sia un buon romanzo: finchè non lo finirò non potrò dire il contrario. Però – per principio – come autore del Manifesto contro l’editoria a pagamento IO avrei mostrato un atteggiamento diverso, tutto qui. Il mio non è uno sfogo contro nessuno, tanto meno come Moscatelli, ma sarei ipocrita a non dire la mia opinione così com’è.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Dato che il dubbio l’ho sollevato io lo spiego meglio: un autore che sia anche un editore non ha garanzia di essere davvero valido, se pubblica da sé. Andrea Malabaila, editore con Las Vegas, è autore per Azimut e Marsilio.
    Cito Noe: Il “frustrato”, per quanto colorito come termine, credo si riferisse semplicemente al fatto che una persona deve avere qualche problemuccio, per criticare a priori una cosa del genere.
    Non è un problema, è un dubbio, dato che la scelta è criticabile in sé: se io certifico la bontà delle mozzarelle e sono un produttore di mozzarelle si chiama conflitto di interessi, che in Italia è un argomento un po’ particolare.
    In questo caso solo a posteriori si può stabilire se il libro è di valore o meno.
    Il dubbio è questo: perché prestarsi alla critica, giusta e sacrosanta, facendo una scelta del genere?

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Dato che il dubbio l’ho sollevato io lo spiego meglio: un autore che sia anche un editore non ha garanzia di essere davvero valido, se pubblica da sé. Andrea Malabaila, editore con Las Vegas, è autore per Azimut e Marsilio.
    Cito Noe: Il “frustrato”, per quanto colorito come termine, credo si riferisse semplicemente al fatto che una persona deve avere qualche problemuccio, per criticare a priori una cosa del genere.
    Non è un problema, è un dubbio, dato che la scelta è criticabile in sé: se io certifico la bontà delle mozzarelle e sono un produttore di mozzarelle si chiama conflitto di interessi, che in Italia è un argomento un po’ particolare.
    In questo caso solo a posteriori si può stabilire se il libro è di valore o meno.
    Il dubbio è questo: perché prestarsi alla critica, giusta e sacrosanta, facendo una scelta del genere?

  • Chiaralice

    Posso permettermi di dare un suggerimento al signor Moscatelli?
    Signor Moscatelli, un po’ più di umiltà e un po’ più d’attenzione a quello che dice e a come lo dice quando rilascia un’intervista.
    La parte in cui parla degli “scrittori frustrati” è talmente oscena da offuscare tutto il resto.
    Di questa intervista ho letto con interesse le domande.
    Il tono delle risposte mi è sembrato un tantino altezzoso e io non riesco a leggere né ad ascoltare cose simili.
    E poi, il tocco di classe: Io non voglio pagare per pubblicare. Allora sai che faccio? Mi apro una casa editrice e mi erigo a salvatore della patria non facendo pagare neanche gli altri che pubblico.
    Ho già visto qualcosa del genere e non mi piace.

  • Chiaralice

    Posso permettermi di dare un suggerimento al signor Moscatelli?
    Signor Moscatelli, un po’ più di umiltà e un po’ più d’attenzione a quello che dice e a come lo dice quando rilascia un’intervista.
    La parte in cui parla degli “scrittori frustrati” è talmente oscena da offuscare tutto il resto.
    Di questa intervista ho letto con interesse le domande.
    Il tono delle risposte mi è sembrato un tantino altezzoso e io non riesco a leggere né ad ascoltare cose simili.
    E poi, il tocco di classe: Io non voglio pagare per pubblicare. Allora sai che faccio? Mi apro una casa editrice e mi erigo a salvatore della patria non facendo pagare neanche gli altri che pubblico.
    Ho già visto qualcosa del genere e non mi piace.

  • http://www.andreamalabaila.it Andrea

    Visto che sono stato chiamato in causa, non posso esimermi e dico la mia: sono perfettamente d’accordo con Livia e infatti a tutti quelli che mi chiedono come mai il mio ultimo libro non l’ho pubblicato con la Las Vegas, rispondo che in Italia ci sono già troppi conflitti d’interesse e io nel mio piccolo preferisco agire in un altro modo. Credo che alcuni mi ritengano pazzo. Però, davvero, non sarei in grado di giudicare la bontà di un mio romanzo e rischierei di essere troppo benevolo o troppo critico. Per questo preferisco lasciare il giudizio ad altri.

  • http://www.andreamalabaila.it Andrea

    Visto che sono stato chiamato in causa, non posso esimermi e dico la mia: sono perfettamente d’accordo con Livia e infatti a tutti quelli che mi chiedono come mai il mio ultimo libro non l’ho pubblicato con la Las Vegas, rispondo che in Italia ci sono già troppi conflitti d’interesse e io nel mio piccolo preferisco agire in un altro modo. Credo che alcuni mi ritengano pazzo. Però, davvero, non sarei in grado di giudicare la bontà di un mio romanzo e rischierei di essere troppo benevolo o troppo critico. Per questo preferisco lasciare il giudizio ad altri.

  • Chiaralice

    Bravo Andrea.
    Hai tutta la mia stima.
    Persona seria.

    (Scusate lo stile un po’ troppo hip hop ma la sostanza è questa!)

  • Chiaralice

    Bravo Andrea.
    Hai tutta la mia stima.
    Persona seria.

    (Scusate lo stile un po’ troppo hip hop ma la sostanza è questa!)

  • http://casadeisognatori.splinder.com/ Aldo Moscatelli

    Odio dilungarmi nei commenti sui blog altrui, quindi questa mattina ho scritto un post e da pochi minuti l’ho pubblicato qui:

    http://casadeisognatori.splinder.com/post/20272500/MI+CONSENTA

    Date un’occhiata, se avete tempo, modo e voglia. Le mie impressioni le trovate là.
    Grazie a tutti per l’attenzione,
    Aldo Moscatelli

  • http://casadeisognatori.splinder.com/ Aldo Moscatelli

    Odio dilungarmi nei commenti sui blog altrui, quindi questa mattina ho scritto un post e da pochi minuti l’ho pubblicato qui:

    http://casadeisognatori.splinder.com/post/20272500/MI+CONSENTA

    Date un’occhiata, se avete tempo, modo e voglia. Le mie impressioni le trovate là.
    Grazie a tutti per l’attenzione,
    Aldo Moscatelli

  • Noe

    Per Elfo: mi dispiace il fraintendimento, ma io non davo dello sfogo al tuo intervento, ma al dare dei frustrati agli scrittori da parte di Moscatelli. Non sembrava un rivolgersi agli scrittori in toto, ma piuttosto a scrittori specifici che hanno criticato la scelta per motivi, diciamo, “personali”.

    Apprezzo moltissimo la scelta di Andrea Malabaila, non solo perché è molto umile ma soprattutto perché è molto “coraggiosa”, presupponendo un mettere in dubbio la propria opera e una voglia di verificarla all’infuori di sè. Per quel che vale io non lo ritengo pazzo, ma solo molto trasparente. Che non è poco.
    Sinceramente mi trovo ad apprezzare più una filosofia del genere, che non quella del pubblicarsi da sè, è più corrispondente ad i miei ideali. Ma non mi piace criticare a priori un tipo diverso di scelta, senza sapere come e perché è stata operata.

    Non ho il tempo per esporre nel dettaglio quello che penso, oggi; in ogni caso, continuo a non trovare così “terribili” le risposte di Moscatelli, le ho rilette più volte.
    Mancano un po’ di “strategia” forse, usando i termini “scrittore” e “frustrato” abbinati in un posto che pullula di lettori, scrittori ed editori che hanno in comune la salvaguardia dell’autore.

    Ma io ho come l’impressione che questa cosa abbia fatto saltare la mosca al naso a tutti, impedendo di leggere tutto quello che c’era attorno.
    Io nel tono delle risposte, se si esclude il pezzo incriminato, che continuo a leggere come uno sfogo personale, peraltro molto frainteso, ho letto più che altro amore e fede nel lavoro che si è svolto e desiderio di diffondere una storia che non si deve dimenticare.

    Poi mi sbaglierò, per carità.

  • Noe

    Per Elfo: mi dispiace il fraintendimento, ma io non davo dello sfogo al tuo intervento, ma al dare dei frustrati agli scrittori da parte di Moscatelli. Non sembrava un rivolgersi agli scrittori in toto, ma piuttosto a scrittori specifici che hanno criticato la scelta per motivi, diciamo, “personali”.

    Apprezzo moltissimo la scelta di Andrea Malabaila, non solo perché è molto umile ma soprattutto perché è molto “coraggiosa”, presupponendo un mettere in dubbio la propria opera e una voglia di verificarla all’infuori di sè. Per quel che vale io non lo ritengo pazzo, ma solo molto trasparente. Che non è poco.
    Sinceramente mi trovo ad apprezzare più una filosofia del genere, che non quella del pubblicarsi da sè, è più corrispondente ad i miei ideali. Ma non mi piace criticare a priori un tipo diverso di scelta, senza sapere come e perché è stata operata.

    Non ho il tempo per esporre nel dettaglio quello che penso, oggi; in ogni caso, continuo a non trovare così “terribili” le risposte di Moscatelli, le ho rilette più volte.
    Mancano un po’ di “strategia” forse, usando i termini “scrittore” e “frustrato” abbinati in un posto che pullula di lettori, scrittori ed editori che hanno in comune la salvaguardia dell’autore.

    Ma io ho come l’impressione che questa cosa abbia fatto saltare la mosca al naso a tutti, impedendo di leggere tutto quello che c’era attorno.
    Io nel tono delle risposte, se si esclude il pezzo incriminato, che continuo a leggere come uno sfogo personale, peraltro molto frainteso, ho letto più che altro amore e fede nel lavoro che si è svolto e desiderio di diffondere una storia che non si deve dimenticare.

    Poi mi sbaglierò, per carità.

  • Noe

    Ehm…avevo scritto paragrafetti staccati ma qui li unifica…scusate!
    Il “Per Elfo” va inteso fino a “personali”, il resto è riferito alla discussione in generale.

    Scusate il piccolo pasticcio!

  • Noe

    Ehm…avevo scritto paragrafetti staccati ma qui li unifica…scusate!
    Il “Per Elfo” va inteso fino a “personali”, il resto è riferito alla discussione in generale.

    Scusate il piccolo pasticcio!

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Aldo, le risposte, benché lunghe, le puoi mettere qui, dove ha origine la discussione: questo spazio è aperto a qualunque considerazione, lunga o corta che sia.

    Aggiunta: come ho risposto anche ad Aldo nel suo blog, la domanda è stata posta proprio per consentirgli di esporre le ragioni di una scelta che si può considerare, e che io considero, critica.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Aldo, le risposte, benché lunghe, le puoi mettere qui, dove ha origine la discussione: questo spazio è aperto a qualunque considerazione, lunga o corta che sia.

    Aggiunta: come ho risposto anche ad Aldo nel suo blog, la domanda è stata posta proprio per consentirgli di esporre le ragioni di una scelta che si può considerare, e che io considero, critica.

  • Elfo

    Per principio, non sono andata a leggere il post sull’altro blog. Non vado a pasticciare i blog altrui. Io la domanda l’ho fatta qui ed è espressione di una mia idea che ritengo sia rispettabilissima, dato che non mi pare di averla posta con tono saccente o offensivo.
    Più questa storia va avanti e più la mia impressione si fortifica.
    @Noe: tesoro, anche io ho scritto un “librotto” che parla di vampiri. Lo adoro, Secondo me è fortissimo. Ma se una persona che è del mestiere mi dicesse che è una BOIATA TOTALE (il che è probabile, sob^^)credo che mi atterrei a quel giudizio. Avendo una casa editrice ed un testo da pubblicare, secondo me, la scelta di autopubblicarselo non è molto diversa dal pubblicare a pagamento. VANITY PRESS. Poi può essere il libro più bello della storia della letteratura mondiale…ma io avrei sempre delle riserve. E di sicuro non pubblicherei in contemporanea un Manifesto contro l’Editoria a Pagamento. Questo è un documento ottimo, ma sotto quest’ottica…uhm, mi fa perdere un po’ di fiducia.
    @Andrea: ti stimo troppo! (detta col tono di Zelig^^)

  • Elfo

    Per principio, non sono andata a leggere il post sull’altro blog. Non vado a pasticciare i blog altrui. Io la domanda l’ho fatta qui ed è espressione di una mia idea che ritengo sia rispettabilissima, dato che non mi pare di averla posta con tono saccente o offensivo.
    Più questa storia va avanti e più la mia impressione si fortifica.
    @Noe: tesoro, anche io ho scritto un “librotto” che parla di vampiri. Lo adoro, Secondo me è fortissimo. Ma se una persona che è del mestiere mi dicesse che è una BOIATA TOTALE (il che è probabile, sob^^)credo che mi atterrei a quel giudizio. Avendo una casa editrice ed un testo da pubblicare, secondo me, la scelta di autopubblicarselo non è molto diversa dal pubblicare a pagamento. VANITY PRESS. Poi può essere il libro più bello della storia della letteratura mondiale…ma io avrei sempre delle riserve. E di sicuro non pubblicherei in contemporanea un Manifesto contro l’Editoria a Pagamento. Questo è un documento ottimo, ma sotto quest’ottica…uhm, mi fa perdere un po’ di fiducia.
    @Andrea: ti stimo troppo! (detta col tono di Zelig^^)

  • Paolo F.

    Elfo ha scritto:

    Per principio, non sono andata a leggere il post sull’altro blog. Non vado a pasticciare i blog altrui.

    Ma quale principio?? Mica ti fulminano i numi dell’olimpo!! Che differenza fa scrivere qui o leggere lì? E’ assurdo questo modo di ragionare, senza manco dare una chance a una persona di rispondere alle vostre critiche!

  • Paolo F.

    Elfo ha scritto:

    Per principio, non sono andata a leggere il post sull’altro blog. Non vado a pasticciare i blog altrui.

    Ma quale principio?? Mica ti fulminano i numi dell’olimpo!! Che differenza fa scrivere qui o leggere lì? E’ assurdo questo modo di ragionare, senza manco dare una chance a una persona di rispondere alle vostre critiche!

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Paolo F. ha scritto:

    E’ assurdo questo modo di ragionare, senza manco dare una chance a una persona di rispondere alle vostre critiche!

    In realtà Aldo è intervenuto qui spostando la discussione sul suo blog.

    Qui può intervenire come e quando gli pare, credo che Elfo volesse solo dire che la discussione è nata qui ed è giusto che prosegua in questa stessa sede. Le possibilità di commentare e rispondere è uguale per tutti.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Paolo F. ha scritto:

    E’ assurdo questo modo di ragionare, senza manco dare una chance a una persona di rispondere alle vostre critiche!

    In realtà Aldo è intervenuto qui spostando la discussione sul suo blog.

    Qui può intervenire come e quando gli pare, credo che Elfo volesse solo dire che la discussione è nata qui ed è giusto che prosegua in questa stessa sede. Le possibilità di commentare e rispondere è uguale per tutti.

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