Intervista a Maria Luce Bondì – Nessun Peccato

Scritto da: il 30.03.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Maria Luce BondìHai sempre desiderato fare la scrittrice?

Non ho mai pensato a me come attrice, né come regista, né come scrittrice, eppure recito, ho girato cortometraggi, e ho sempre scritto. Di questo qualcuno si è accorto molto prima di me. Mi ricordo un giorno di quando ero piccola, avrò avuto 12 anni, era il Giorno dei Morti, da noi si usa far trovare dei regali ai bambini: mia sorella trovò una bambola e io un libro con pezzi di storie da completare. All’inizio mi veniva da piangere, ma poi mi sentii molto felice della particolarità del mio regalo.

In “Nessun Peccato” tratteggi personaggi e caratteri molto diversi tra loro. A chi ti sei ispirata per crearli?

Quella di delineare i contorni dei personaggi e poi riempirli di colore come in un disegno, è la parte della scrittura che mi affascina maggiormente: non è semplice dare vita a un essere umano che non sappia di già visto, di luogo comune, di cliché. Ovviamente ocorrono modelli a cui rifarsi, ma è come giocare a ritagliare pezzi di giornale con occhi, nasi, bocche e metterli insieme per vedere che effetto viene fuori di volta in volta: buffo, grottesco, tragico. E nella scelta dei tratti distintivi non risparmio nessuno: ci sono anche le mie tra le debolezze descritte, ci sono difetti o punti di forza riscontrati nella mia frequentazione degli esseri umani. E qualche volta, anche se è infantile, mi rendo conto che mi sto segretamente vendicando di qualcuno, mettendo parte del suo carattere dove non vorrebbe mai vederlo messo.

Sei una scrittrice esordiente e pubblichi con una casa editrice appena nata. Senti un po’ di responsabilità nell’essere il loro “rompighiaccio”?

Non so dire quanto. E far emergere Tanit per me è diventata una cosa seria quanto far conoscere il mio romanzo: è come se avessi adottato una parte del loro progetto. È una sensazione molto bella, per una come me che non ha mai amato praticare sport di squadra!

Come è stata la lavorazione di “Nessun Peccato”? Hai mai avuto momenti di sconforto? E se sì, come li hai superati?

Bella domanda questa! Come ho detto la storia è nata nel mio profondo tutta intera, doveva solo trovare le parole per uscire. Ma la rilettura – e non parlo ancora della fase di editing – mi ha rivelato la debolezza di alcuni passaggi, la fragilità che avrebbero mostrato a un lettore esterno.
Però questa è stata anche una fortuna, giovando alla storia: nel cercare di giustificare e rendere inattaccabili certi dettagli, sono addirittura nati nuovi personaggi o circostanze decisivi per il romanzo. Oggi posso dire che le difficoltà e gli imprevisti quando si scrive, possono non essere casuali, che arrivano quando devono arrivare, e possono portare anche a una maggiore maturità espressiva.

Hai uno stile elegante a cui aggiungi spesso un tocco poetico. È una dote spontanea o è frutto di innumerevoli riscritture?

Non parlerei di riscritture, ma c’è molto lavoro in “Nessun peccato”. Scrivo di getto e poi torno sul testo mille volte e ogni volta c’è una parola che voglio cambiare, una virgola da aggiungere o eliminare, un dettaglio che mi piacerebbe inserire. E infine c’è stato l’editing: una pratica di confronto con il lettore più attento e severo che potrai mai trovarti davanti, che oggi viene troppo spesso trascurata. Perché funzioni però, occorre che si crei l’alchimia giusta, altrimenti uno dei due, lo scrittore o l’editor, subirà l’altro, e a piangerne le conseguenze sarà il testo.

Ti ispiri a qualche autore/autrice particolare? Quali sono le tue letture preferite?

Amo Capote, Calvino, Saramago, Yourcenar e moltissimi altri, ma non direi che mi ispiro a loro. Cerco un mio stile, storie tutte mie, quando scrivo faccio scelte che potrebbero non piacere.

Credi che al giorno d’oggi nella nostra Italia una gravidanza eccezionale come quella che descrivi sarebbe ancora ritenuta un miracolo?

Non credo che gli spettatori della tv in “Nessun peccato” considerino la gravidanza di Adele come un miracolo. Quest’evento è un miracolo per noi che leggiamo, perché se è vero quello che lei sostiene, forse alla fine della storia arriverà qualcuno a salvare l’umanità: è quello che ci hanno universalmente tramandato e nessuno di noi dubita di questa consequenzialità. Ma per quegli spettatori, Adele è una notizia come le altre, un fatto che vogliono conoscere per quanto non abbiano strumenti per capirlo: e di conseguenza, non potranno che inserirlo in schemi precostituiti come la medicina o la religione… In pratica, tra noi e quegli spettatori c’è davvero poca differenza!

  • Memy

    Tanit è stata molto fortunata ad aver cominciato la sua lunga (speriamo!) e tortuosa strada con Maria Luce, a cui, artisticamente e umanamente, la dea deve moltissimo.
    Non ci sarebbe potuta andare meglio. Che ne dici Livia? ;)

  • Memy

    Tanit è stata molto fortunata ad aver cominciato la sua lunga (speriamo!) e tortuosa strada con Maria Luce, a cui, artisticamente e umanamente, la dea deve moltissimo.
    Non ci sarebbe potuta andare meglio. Che ne dici Livia? ;)

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