Intervista a Giovanni Marchese e Luca Patané – Ti sto cercando

Scritto da: il 05.08.08
Articolo scritto da . Ventisette anni portati male. Editor, editore, rockstar (fallita), sceneggiatore di fumetti, professore d'Italiano e autore di racconti, ecco alcune delle mie tante vite. Attualmente suono con i Gammazita e dedico gran parte del tempo che ho a disposizione alle mie passioni: i libri, le chitarre e la mia ragazza (rigorosamente in quest’ordine). Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all’estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra.

La prima è una domanda di rito quando si parla di un lavoro realizzato a quattro mani: come ha avuto inizio la vostra collaborazione?

GM: Ci siamo conosciuti circa un paio di anni fa durante una presentazione editoriale. Allora mi occupavo di fumetti come saggista e avevo appena pubblicato Leggere Hugo Pratt. Avevo anche l’obiettivo di creare fumetti come sceneggiatore qualora avessi conosciuto un disegnatore adatto con cui lavorare.
Luca ritornava dal Belgio dove aveva studiato fumetto e illustrazione all’Accademia St.Luc di Liegi. Cercava uno sceneggiatore con cui collaborare. Abbiamo iniziato a confrontarci sulle rispettive idee trovando spunti comuni. Abbiamo approntato alcuni progetti di storie a fumetti, tra cui Ti sto cercando.
Come ogni esordiente ci proponemmo agli editori, finché la Tunuè mostrò interesse per i nostri lavori.

Il tema dell’immigrazione clandestina è certamente scottante e complesso, ma soprattutto si presta a facili strumentalizzazioni e a un uso quasi sistematico della demagogia: come mai avete deciso di raccontare una storia che tratta un argomento così delicato?

GM: Quello dell’immigrazione clandestina è un tema che non ha confini, emblematico della contemporaneità, oltre ad essere qualcosa che ci tocca da vicino considerato che siamo siciliani e viviamo in una terra di confine.
Volendo raccontare un fumetto che avesse un riscontro con la realtà che ci circonda è venuto spontaneo trattare l’immigrazione e lo sfruttamento degli irregolari.
Volevamo anche dare spazio narrativo a persone e storie che raramente avevano voce. Il fumetto lo consente. Poi se l’argomento disturba qualcuno, è un problema loro, non nostro.

Il fumetto è ormai da tempo una forma d’arte matura, ma non sempre trova i giusti riconoscimenti in ambito ufficiale; ritenete che il trattare temi importanti come avete fatto voi possa essere d’aiuto in tal senso?

GM: personalmente non tengo molto ai riconoscimenti ufficiali, penso che il fumetto meno riconoscimenti avrà dalla cosiddetta cultura ufficiale e meglio sarà. La cultura istituzionale è stantia, conservatrice, autoreferenziale e chiusa, il fumetto per come lo intendiamo noi invece è una realtà dinamica, innovativa e aperta, anticipatrice.
Quel che conta è il rapporto con i nostri lettori, il confronto con gli addetti ai lavori e gli altri fumettisti. Riuscire a farsi leggere da chi non legge abitualmente fumetti, da quelli che hanno smesso di leggerli, farsi apprezzare dai lettori, insomma chi i fumetti li sceglie e li compra infine.
Quanto ai temi, magari certuni attirano più attenzione di altri, ma conta molto come si racconta più che quel che si racconta.

La prima cosa che salta agli occhi sfogliando le pagine del vostro lavoro è, senza dubbio, l’uso del caffè invece dei colori standard. Immagino che sia stata una scelta ben ponderata, fatta per dare una forte caratterizzazione alle tavole, ma rispondente anche a una precisa esigenza narrativa, cosa mi dite al riguardo?

LP: L’uso del caffé è nato pian piano. Cercavo un tratto veloce quasi come se fosse uno story board, quindi un qualcosa di non definito ma sommario. Sommario non voleva dire confuso, anzi, cercavo di rendere la scena chiara tracciando meno linee possibili.
Il caffé mi ha stupito, fin da subito riusciva a donare vita alla china, donava la tonalità e quel calore che doveva richiamare le ambientazioni della Sicilia, di Lampedusa e della Puglia.

GM: Aggiungo che bisognava esprimere una coerenza tra etica ed estetica nel fumetto, tra disegno e racconto, perciò la scelta di un segno scarno in una storia di emarginati.

Dato il buon riscontro che state ottenendo con “Ti sto cercando”, avete già in programma la realizzazione di un’altra graphic novel?

GM: abbiamo dei progetti in mente, altri in fase di realizzazione, perciò diamo tempo al tempo.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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