Ed eccovi la bella chiacchierata che ho fatto con la De Lillo italiana, vi ricordate vero?
Come hanno accolto questa tua nuova attività in famiglia?
L’attività di blogger è stata accolta in famiglia con bonaria tolleranza. Credo che nessuno (nemmeno io naturalmente) avesse previsto che quel piccolo spazio che mi ero ritagliata sarebbe cresciuto tanto. Naturalmente quando a leggere erano pochi intimi la tolleranza e l’autoironia della famiglia erano massime: era un po’ come prendersi in giro nel salotto di casa.
Quando gli accessi e la visibilità del blog sono cresciuti la famiglia è diventata più attenta e sensibile a quello che scrivevo. Mister Incredible, mio marito, credo che si diverta, così come si diverte lo hobbit grande, narciso e protagonista. Io poi ho imparato a creare una distanza tra i personaggi e le persone, una distanza che rende i personaggi fumetti e che sfiora le persone senza colpirle sul serio.
Prima di approdare su splinder, tenevi già un diario? Raccontaci l’origine del blog.
Tengo un diario da quando ho imparato a scrivere. Conservo bloc notes scarabocchiati in cui a sei anni mi lamento perché ho i capelli troppo corti per farmi i codini. È un diario più o meno strutturato e discontinuo, ma ho sempre lasciato traccia del mio passaggio per iscritto. Da due anni a questa parte lo faccio in questo modo ”pubblico”. Ho cominciato a scrivere il blog quando sono rientrata dalla seconda maternità al mio lavoro di giornalista finanziaria. Avevo voglia di raccontare qualcosa che non fosse l’andamento dell’indice mibtel e ho raccontato il mio mondo elastico.
Claudia una domanda che penso ti farebbero pure i muri ma che è d’obbligo (quantomeno perché io ne sono curiosissima): quanto c’è di reale e di inventato in ciò che scrivi?
La vita reale, diciamolo pure, spesso è una vera palla. Però offre spunti meravigliosi e può essere trasformata in un fumetto. Io parto da quello che mi succede e dalle persone che mi circondano e cerco di estrarne la chiave ironica.
Che differenze ci sono tra notorietà “virtuale” a quella fisica? E come stai vivendo il passaggio?
La notorietà virtuale è incorpora e impalpabile. Non hai mai la netta percezione della sua reale esistenza e quindi fai finta di nulla e non ci pensi. La notorietà fisica (sempre che nel mio caso si possa parlare di notorietà) è più tangibile e ti rende più vulnerabile e fragile. La notorietà virtuale è un gioco e tu non sei altro che un nick. La notorietà reale ti espone in modo molto più impietoso al giudizio altrui e mette in discussione te stessa e non solo il tuo avatar. Se poi, come nel mio caso la notorietà virtuale e reale si combinano, si sovrappongono e si amplificano il risultato è la colite cronica.
Per la “tua” Elastigirl hai preso spunto dalla Elasti disney (che ha la caratteristica di allungare i propri arti in modo appunto ”incredible”) o dall’eroina dei comics di Doom Patrol (in grado di alterare a piacere le sue dimensioni)?
Mi sono ispirara a Elastigirl degli “Incredibili” perché in quel periodo mio figlio grande vedeva il film (che, confesso, non amo particolarmente) almeno due volte a settimana e per me era diventato un’ossessione. Mi piaceva l’idea di questa donna, Hellen Parr, che aveva tirato i remi in barca per dedicarsi alla famiglia ma che dentro restava comunque una fantastica supereroina allungabile e coraggiosissima.
Una domanda che sicuramente ti hanno fatto molte volte è quanto sia difficile essere una mamma e una donna in carriera. Io invece voglio sapere quanto è divertente avere famiglia e lavoro e in più un blog in cui sfogarsi senza prendersi sul serio e tanti “amici” lettori che ogni giorno commentano le tue avventure?
È una delle esperienze più folli, divertenti e vitali che io abbia mai vissuto. A volte è terribilmente stancante ma a me piace così.
Lascia un Commento