Intervista a Claudia Bruni – Di mattina presto, a digiuno

Scritto da: il 14.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Oggi chiacchieriamo con Claudia Bruni, sul suo primo romanzo Di mattina presto, a digiuno (edito da 9muse.net).

Quando si legge un’opera diaristica, l’ovvia prima domanda è: quanta parte è frutto di esperienza e quanto di inventiva?

Claudia non sono io, ma in lei c’è anche parte di me. Credo sia inevitabile, per chi decide di raccontare, finire col raccontarsi, magari attraverso una frase pronunciata da un personaggio o un’emozione provata e narrata.
Ho raccontato quel che succedeva intorno a me, alcuni personaggi sono tratti dalla realtà, anche se ho mescolato le loro caratteristiche affinché nessuno potesse rimanere offeso o turbato da quanto descritto. Quella è stata l’estate dei miei e dei loro diciotto anni, quelli erano i miei amici e le mie amiche anche se, col tempo, ho perso di vista.

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A cosa è dovuta la scelta di riferirsi ad un periodo del nostro passato così prossimo?

Mi sono raccontata questa storia per oltre quindici anni. All’inizio dell’estate, all’arrivo dei primi caldi, il ricordo di quel periodo tornava a insinuarsi tra i miei pensieri in maniera insistente e rivivevo tutto come se stessi guardando un film che la mia mente continuava a proiettarsi senza sosta. Scriverlo è stato l’unico modo per liberarmene.

Credo che l’adolescenza sia un periodo molto intenso e molto fragile: c’è la voglia di sperimentare, di osare, c’è la paura e il desiderio. E’ una fase di passaggio, di transizione che non passa senza lasciare tracce. In un’intervista Vasco Rossi diceva che quando si cerca l’ispirazione si va a pescare in quel periodo, sono d’accordo con lui.

A volte sembra di leggere una nota nostalgica nella narrazione, è reale o percepita?

E’ vero, c’è un velo di nostalgia per un periodo che non tornerà più, per la leggerezza e altre sensazioni di cui mi accorgo solo oggi che ricordo tutto con serenità, senza rimpianti e con un sorriso.

Le varie incomunicabilità che vivono i personaggi assumono alle volte un ruolo principale. Sarebbe corretto interpretarle come i prodromi della moderna anoressia sentimentale?

Sicuramente l’incomunicabilità dei personaggi ha un ruolo rilevante: Claudia non riesce a parlare come vorrebbe con la madre, né con gli altri familiari, anche il padre, con cui ha più confidenza, è distante, per non parlare del fratello; anche con le amiche i rapporti talvolta sono superficiali ma il bisogno di affetto è enorme e tipico di quella età.
Monica non riesce a rinunciare al provino neanche in un momento così difficile per la sua amica, ognuno prosegue per la sua strada. Ma ci sono epoche e luoghi in cui le persone sono riuscite a comunicare senza difficoltà?

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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