Chiacchierando con Lara Manni

Scritto da Elfo alle 14:40 del 7 Ottobre 2009

Ci racconti il percorso di “Esbat”? Sappiamo che nasce come fan fiction di una nota serie giapponese. È stato difficoltoso il passaggio dal racconto scritto per il “fandom” a romanzo fruibile da un pubblico più ampio?

È stato più che altro laborioso nella revisione, così come sta avvenendo ora per il secondo libro. Quando si scrive una fan fiction si lavora a puntate, come nei feuilleton. Ma così facendo chi scrive rischia sia di perdere qualche raccordo, sia, soprattutto, di eccedere in effetti speciali e virtuosismi che possono appesantire la storia nel momento in cui viene letta di seguito. Comunque sì, Esbat nasce come fan fiction e poi, attraverso i contatti di uno dei lettori, arriva a un agente, e quindi a Feltrinelli. In pochissime parole.

Essere considerata una “ficwriter” a volte assume un significato negativo, come se questo sottobosco letterario fosse da considerarsi di serie B. Tu rappresenti un poco la riscossa di molti autori che vengono penalizzati da questa etichetta. Qual è la tua opinione in proposito?

Non voglio rappresentare nulla, per carità! Scherzi a parte: è verissimo quello che dici. Esiste un pregiudizio molto pesante e sgradevole nei confronti del fandom, che lo considera come un luogo “ormonoso”, uno sfogo per adolescenti. C’è anche una componente simile, ma al di là degli intenti, il fandom è un luogo di produzione di testi. A volte, di splendidi testi.

Qual è il personaggio di “Esbat” a cui sei più affezionata? Perché?

La Sensei. Perché è una “cattiva”, e mi piaceva raccontare il lato oscuro di un personaggio femminile: distruggere le sue false certezze e scavare nella sua anima. Spero che, oltre alla condanna, i lettori provino anche pietà per lei. E un po’ di amore.

Dopo essere diventata una scrittrice “pubblicata su carta stampata” la tua vita ha subito qualche cambiamento?

Sì e no. Sicuramente c’è un maggior senso di responsabilità quando scrivo, sicuramente c’è una maggiore esposizione, ma non mi sento diversa. Non ho mai pensato che uno scrittore fosse migliore degli altri. Anzi…

Se dovessi convincermi a comprare “Esbat” ( ah ah non preoccuparti, io già ce l’ho…) che cosa mi diresti?

Oh mamma. Direi: immagina che quello che scrivi esista davvero, in un mondo di cui non hai la più pallida cognizione. Immagina che tu possa interferire con quel mondo. Voltati. Non noti qualcosa di strano alla tua finestra?

So che stai lavorando ad un seguito che si intitola “Sopdet”. Puoi darci qualche anticipazione?

Sopdet è molto più complesso e ambizioso di Esbat. Ti dico solo che valgono alcuni dei meccanismi del primo libro, ma che l’ambientazione è tutta (quasi) italiana. Ma in tre diversi momenti della nostra storia.

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l'autore di questo articolo è Elfo. Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;) (Scrivi all'autore).

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2 Commenti to “Chiacchierando con Lara Manni”

  1. Elfo il 7 Ottobre 2009 alle 15:04 ha scritto:

    Sinceramente, non vedo l’ora di leggere SOPDET. :)

  2. [...] Pps. E’ uscita su Liblog una chiacchierata tra l’Elfo e me. Eccola qui. [...]

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