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Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta..
Uscito in Italia per la Starcomics, Ransie la strega (Batticuore Notturno) della scrittrice Koi Ikeno è il tipico manga Shoujo, rivolto cioè a un pubblico femminile di solito adolescenziale. Ormai questa storia, composta da trenta numeri, risale a oltre vent’anni fa, anche se nel 2000 è uscito un volumetto a parte, dal titolo Nei paraggi di una stella che, narrando le vicende dei figli di alcuni dei protagonisti principali, è stato inteso dall’autrice come la vera conclusione.
Chi è stata bambina negli anni novanta ricorda forse l’anime tratto dal fumetto, una storia romantica dallo sfondo fantastico e dai tanti risvolti umoristici.
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“Uomo d’affari di campagna cerca moglie affidabile. È spinto da ragioni pratiche, non romantiche.”
In un freddo giorno autunnale del 1907, Ralph Truitt è ai binari di una piccola stazione nelle campagne del Wisconsin, ad aspettare un treno che sembra non arrivare mai e che trasporta Catherine Land, la “donna semplice e onesta” che ha risposto al suo annuncio matrimoniale.
In tasca ha la foto di lei, che ritrae una giovane dall’aria perbene e poco appariscente, e nessuna illusione. Uomo non più giovane ma ancora molto virile, Truitt si è privato di ogni calore umano per espiare colpe passate e ora non si aspetta amore, ma solo una compagnia senza implicazioni che ponga fine a una solitudine divenuta insopportabile.
Solo che la donna che scende dal treno non è quella della foto: l’estranea che gli sta di fronte veste abiti semplici ma è indubbiamente sofisticata, la sua bellezza non ha nulla di banale.
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Prima o poi vi parlerò, in questa sede, di quel Rebecca che diede tanta fama a Daphne du Maurier, grazie anche al genio di un regista come Alfred Hitchcock che ne trasse un film splendido nell’ormai lontano 1940. Ve ne parlerò, dicevo, ma non adesso.
Ora lasciate che vi presenti una chicca della scrittrice: non uno dei suoi romanzi più conosciuti, ma sicuramente uno dei più belli, scritto nel 1957 e arrivato finalmente in Italia nel 2009 a opera del Saggiatore, Il capro espiatorio.
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[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso romanzo, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista]
Dopo aver recensito qua su Liblog due sue raccolte di racconti torno a parlare, come promesso, di Eraldo Baldini e lo faccio con il romanzo Come il lupo: abbandonate le cupe campagne emiliane che sono state il centro tragico delle novelle di Gotico Rurale e Bambini, ragni e altri predatori, l’autore ci conduce in luoghi impervi e, scopriremo, altrettanto insidiosi.
Siamo sulle montagne del centro Italia, dove fino agli anni cinquanta del secolo scorso vivevano e prosperavano i lupi.
La vicenda centrale del libro si svolge proprio nel secondo dopoguerra, ma la storia ha inizio molto tempo prima: nel 1651 un gruppo di briganti che caccia i lupi sulle montagne del casentino finisce dentro un incubo, uno di quelli senza via di uscita.
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Leggere La donna in nero di Susan Hill è come fare un tuffo all’indietro nel tempo: il libro è stato scritto una ventina di anni fa, ma sembra a tutti gli effetti un romanzo gotico del diciannovesimo secolo.
Anche se capita di trovare il libro nello scaffale horror accanto ai romanzi moderni, è infatti una classicissima ghost story dal sapore antico, che sembra appartenere alla tradizione anglosassone dei bei tempi andati.
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Qualche mese fa ho letto e recensito qua su Liblog Il Ladro di Anime del berlinese Sebastian Fitzek. Conquistata dal suo stile ho recuperato La Terapia, il suo primo libro, edito in Italia da Rizzoli un paio di anni fa e ormai fuori catalogo, quindi recuperabile solo nelle sezioni remainders di siti ben noti. Visto che mi appresto a recensirlo, l’avrete già capito: anche con questo thriller Fitzek ha fatto centro.
La struttura del romanzo riprende quella del Ladro di Anime (o per essere corretti avviene il viceversa, visto che questo è precedente): la vicenda viene narrata su diversi livelli temporali, che si intrecciano tra di loro dando pathos allo scritto senza che l’autore perda mai i vari fili, ben saldi nella sua mano. O meglio, nella sua penna.
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Chi di voi ha letto la mia recensione sull’autobiografia della Christie apparsa qua su Liblog, si ricorda forse che parlai di come l’essere viaggiatrice avesse condizionato il suo modo di vivere, specialmente a partire dal secondo matrimonio con l’archeologo Max Mallowan.
Viaggiare è il mio peccato apparve nel 1946 sotto il nome esteso di Agatha Christie Mallowan, quasi a voler avvertire già da subito come il lettore dovesse aspettarsi qualcosa di diverso dal solito giallo. Il libro viene spesso indicato come la seconda autobiografia della popolare scrittrice, anche se non l’ho mai trovata una definizione propriamente corretta.
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La lettura di Notizie sull’autore risale a ormai diversi anni fa, ma l’ho tirato giù dalla mia libreria perché questa settimana avevo voglia di consigliare a chi ama il genere thriller uno di quelli che ti conviene cominciare quando hai qualche ora a disposizione, perché una volta intrapresa la lettura non sarà facile abbandonarla fino alla fine. Avete presente il genere, giusto?
Il protagonista si racconta in prima persona e risponde al nome di Cal Cunningham. Professione: aspirante scrittore, anche se a essere onesti, e lo ammette lui stesso, fa davvero poco per protendere a questa carriera tranne, appunto, aspirare.
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A quanto ci è dato sapere fino ad ora, la serie Southern Vampires della scrittrice americana Charlaine Harris è composta da nove romanzi e se la traduzione italiana continuerà con gli stessi ritmi serrati di adesso, presso la Delos Books raggiungeremo presto la pubblicazione oltreoceano.
I vampiri sono in gran rispolvero, è noto a tutti e credo che ormai siano più di moda di Victoria Beckham.
E anche se conosco a memoria più di una puntata di Buffy e posso perdere un pelo il lume della ragione davanti a due canini (appuntiti), non posso dire di essere una grande fan di quello che è stato scritto sull’argomento negli ultimi anni. Non ho letto molto di quanto è passato in libreria e anche quel poco mi è sembrato per la maggior parte carta per il fuoco: visto che non ritengo giusto annoiarvi su ciò che mi ha schifato vi dirò solo che il libro a mio parere migliore degli ultimi anni sull’argomento è Lasciami entrare di Lindqvist, già recensito dal nostro elfo qua su Liblog.
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[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso saggio, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista]
La fisica dei supereroi prima che come libro nasce come seminario per matricole: era il 2001 quando il professor James Kakalios, insegnante di fisica dell’università del Minnesota, tenne per la prima volta il suo corso dal titolo “Tutto ciò che so sulla scienza l’ho imparato dai fumetti”.
Fu la sua risposta alla richiesta dell’università di rendere le lezioni introduttive per i nuovi studenti originali e interessanti: appassionato collezionista di fumetti da quando era ragazzino, Kakalios decise di attingere a piene mani dai supereroi dei più famosi Comics americani per cambiare, almeno dal suo punto di vista, il modo per insegnare i principi basilari della fisica.
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